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Abitazioni convenzionate e locazioni: quando si incorre in sanzioni?

Cessato con lo scadere del contratto di lavoro a tempo determinato l’eccezionale diritto del dipendente alla locazione della abitazione convenzionata, il conduttore va considerato persona non più avente diritto all’occupazione dell’abitazione convenzionata.


La vicenda aveva visto un comune ingiungere ad un cittadino il pagamento di una determinata somma per violazione della relativa legge urbanistica provinciale, secondo cui le abitazioni convenzionate – per le quali la medesima legge prevede l’esenzione della quota di concessione commisurata al costo di costruzione possono essere occupate per la durata del rapporto di lavoro, da lavoratori che siano titolari di un regolare contratto di lavoro nel territorio provinciale; e ciò in deroga a quanto previsto dal medesimo art. 76, co. 1, della legge citata, secondo il quale le abitazioni de quibus devono essere occupate da chi sia residente in un Comune della Provincia e che non sia proprietario di un’abitazione adeguata al fabbisogno della famiglia in località facilmente raggiungibile dal posto di lavoro o di residenza. Orbene, il soggetto ingiunto aveva invece locato la propria abitazione ad un lavoratore non residente nella provincia, per la durata del rapporto di lavoro; dopo la scadenza del rapporto di lavoro a tempo determinato, l’abitazione non era stata liberata, nonostante la perdita da parte del locatario del requisito della titolarità di un contratto di lavoro, che avrebbe invero riacquistato solo molto tempo dopo.

Mentre il giudice di primo grado aveva accolto le censure dell’ingiunto, annullando l’opposizione, non così la Corte d’Appello, che aveva invece sposato le conclusioni del comune appellante.

La vicenda arrivava così all’attenzione della Corte di Cassazione sulla scorta del gravame del cittadino. Precisando sin d’ora che gli ermellini hanno ritenuto di dover rigettare tale gravame, preme qui sottolineare, al di là del merito, le conclusioni cui la Corte è giunta.

La Cassazione ha infatti ritenuto corretta l’affermazione della Corte di merito per la quale, pur se “la cessazione del diritto speciale alla locazione della abitazione a lavoratori per la durata del rapporto di lavoro” – quindi la cessazione del rapporto di lavoro del conduttore prima della scadenza del contratto di locazione – seguita da un rinvio temporale della rinascita del diritto in base ad un nuovo contratto di lavoro, non è espressamente regolata”, ciò “non significa, però, che l’interprete può “inventare” (…), sul modello di altre situazioni, un periodo transitorio che non è contenuto né nel testo di legge, né nell’atto d’obbligo”.

Nella specie, cessato con lo scadere del contratto di lavoro a tempo determinato l’eccezionale diritto del dipendente alla locazione della abitazione convenzionata, il conduttore va considerato persona non (più) avente diritto all’occupazione dell’abitazione convenzionata, la qual cosa integra effettivamente la complessa fattispecie sanzionatoria in cui è incorso il soggetto originariamente ingiunto, che appunto riguarda la sanzione in capo al proprietario per la illecita occupazione dell’immobile convenzionato da parte di persone non aventi diritto, per la durata dell’illegittima occupazione.

Cass. civ., Sez. II, 7 maggio 2020, n. 8647

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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