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L’allontanamento dalla casa familiare è causa di addebito tranne in ipotesi di giusta causa

L’allontanamento dalla casa familiare senza il consenso dell’altro coniuge è causa di addebito poiché porta all’impossibilità di coabitazione, ma tale violazione non sussiste qualora risulti giustificato da giusta causa, quali le violenze fisiche.


Queste le conclusioni del giudice di merito in seno ad una vicenda di separazione che aveva visto la moglie chiedere la separazione dal marito con addebito nei confronti di quest’ultimo, nonché di affido esclusivo della figlia minorenne alla sola madre, con sospensione del diritto di visita del padre. Il marito, come esponeva l’attrice, si era reso autore di molteplici episodi di violenza fisica, sessuale e psicologica nei confronti della moglie, anche alla presenza della figlia, a seguito dei quali la donna sporgeva denuncia e non faceva più rientro a casa.

Il tribunale ha accolto la domanda, addebitando la separazione al marito, fornendo importanti precisazioni in tema.

Innanzitutto, il giudice ha ricordato che non basta il riscontro di una condotta contraria ai doveri del matrimonio occorrendo l’accertamento che tale condotta abbia avuto efficienza causale nel determinarsi della crisi del rapporto coniugale e non sia stata, invece, una conseguenza di tale crisi, nel senso che abbia contribuito a rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o recato grave pregiudizio all’educazione della prole. La parte che promuove la relativa domanda è onerata della prova tanto della condotta inosservante i doveri matrimoniali quanto del nesso causale con il fallimento del rapporto coniugale.

L’allontanamento dalla casa familiare senza il consenso dell’altro coniuge è causa di addebito poiché porta all’impossibilità di coabitazione, ma tale violazione non sussiste qualora risulti giustificato da giusta causa.

Le violenze fisiche costituiscono violazioni talmente gravi ed inaccettabili dei doveri nascenti dal matrimonio da fondare, di per se’ sole – quand’anche concretantisi in un unico episodio di percosse –, non solo la pronuncia di separazione personale, in quanto cause determinanti l’intollerabilità della convivenza, ma anche la dichiarazione della sua addebitabilità all’autore, e da esonerare il giudice del merito dal dovere di comparare con esse, ai fini dell’adozione delle relative pronunce, il comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze, restando altresì irrilevante la posteriorità temporale delle violenze rispetto al manifestarsi della crisi coniugale.

Non solo: il tribunale ha disposto altresì l’affidamento esclusivo della figlia alla sola madre. Ai sensi degli artt. 337 ter, c. 2, e 337 quater c.c., l’esercizio congiunto della responsabilità genitoriale è posto come regola generale, sicché’ il giudice può disporre, con provvedimento motivato, l’affidamento esclusivo ad uno dei genitori, solo in quanto ravvisi, nell’affidamento anche all’altro, un pregiudizio per il minore.

Deve pure osservarsi che affinché’ la prole sia affidata esclusivamente ad uno dei genitori è necessario che risulti in positivo l’idoneità del genitore affidatario oltre che, in negativo, l’inidoneità dell’altro. Evenienze nella specie riscontrate in giudizio.

Trib. Frosinone, 8 luglio 2020, n. 475

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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