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L’amministratore di condominio ha sempre bisogno dell’autorizzazione dell’assemblea?

L’autorizzazione dell’assemblea dei condomini non è richiesta per le controversie riguardante materie che attengano ai compiti affidati all’amministratore, compiti indicati dal codice civile e da leggi speciali.


Un condomino, depositando ricorso ai sensi dell’art. 152 ss. D.Lgs. 196/2003, agiva nei confronti del relativo condominio e del comune, lamentando la diffusione illegittima di suoi dati e documenti da parte, appunto, dei soggetti convenuti.

In particolare, il ricorrente sosteneva che il Comune avesse violato norme e principi in materia di riservatezza con una comunicazione inviata all’amministratore del condomino e chiedeva dunque dichiararsi la nullità di tale atto.

Orbene, le doglianze del ricorrente sono state invero rigettate in tutti e tre i gradi di giudizio.

In particolare, gli ermellini hanno ricordato che ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 4, comma 1, lett. b), pro tempore vigente – prima delle modifiche apportate dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 101, recante disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) – per “dati personali” si intende “qualunque informazione relativa a persona fisica, identificata o identificabile, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale”.

Invece per “trattamento” (lett. a)) si intende “qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l’ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la conservazione, la consultazione, l’elaborazione, la modificazione, la selezione, l’estrazione, il raffronto, l’utilizzo, l’interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati, anche se non registrati in una banca di dati”.

Infine per “comunicazione” (lett. l)) s’intende “il dare conoscenza dei dati personali a uno o più soggetti determinati diversi dall’interessato, dal rappresentante del titolare nel territorio dello Stato, dal responsabile e dagli incaricati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione” e invece per “diffusione” (lett. m)) “il dare conoscenza dei dati personali a soggetti indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione”.

Per quel che concerne invece il versante del diritto condominiale della vicenda, la Corte di Cassazione ha sottolineato che l’amministratore di condominio, secondo le norme del codice civile anteriori alle modifiche apportate dalla L. 11 dicembre 2012, n. 220, entrate in vigore il 18/6/2013, applicabili ratione temporis al fatto de quo, ai sensi dell‘art. 1130 c.c., n. 4, era legittimato a compiere gli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio, mentre ai sensi dell‘art. 1122 ciascun condomino, nel piano o porzione di piano di sua proprietà, non poteva eseguire opere che recassero danno alle parti comuni dell’edificio.

In effetti, per giurisprudenza costanza, l’amministratore, anche con riferimento alla disciplina anteriore alla riforma del 2012, era legittimato, senza necessità di autorizzazione dell’assemblea dei condomini, ad instaurare il giudizio per la demolizione della sopraelevazione dell’ultimo piano dell’edificio, costruita dal condomino alterandone l’estetica della facciata, perché tale atto, diretto a conservare l’esistenza delle parti comuni condominiali, rientra fra quelli conservativi dei diritti di cui all’art. 1130 c.c., n. 4, e ad instaurare un giudizio per la rimozione di opere e aperture abusive, in contrasto con il regolamento, sulla facciata dello stabile condominiale, da taluni condomini, in quanto tale atto, essendo diretto a conservare il decoro architettonico dell’edificio contro ogni alterazione dell’estetica dello stesso, è finalizzato alla conservazione dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio.

L’autorizzazione dell’assemblea dei condomini non è richiesta per le controversie riguardante materie che attengano ai compiti affidati all’amministratore, indicati nell’art. 1130 e ai quali si aggiungono quelli stabiliti da leggi speciali che recentemente hanno ampliato i doveri dell’amministrazione di condominio per la realizzazione di interessi di rilevanza sociale.

L’amministratore è comunque attivamente legittimato in via autonoma ad agire per l’osservanza del regolamento di condominio sia assembleare, sia di origine esterna c.d. contrattuale.

Cass. civ., Sez. II, 17 settembre 2020, n. 19327/o.

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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