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Anticipazione su ricevute bancarie e mancato incasso del credito

Anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente con mandato all’incasso: è onere della banca mandataria provare di aver eseguito il contratto secondo buona fede e, conseguentemente, che l’eventuale mancato incasso del credito dal terzo sia stato dovuto a causa ad essa non imputabile. Ne consegue che, in caso di ammissione del correntista e mandante alla procedura di amministrazione controllata in epoca successiva all’erogazione dell’anticipazione, la banca mandataria è tenuta a versare alla procedura le somme di cui non provi che il mancato incasso non a sé imputabile.


Queste le conclusioni della Corte di Cassazione chiamata ad intervenire in seno ad una vicenda nata dalla richiesta di restituzione di una data somma indebitamente incassata da una banca, dopo il deposito della domanda di amministrazione controllata da parte di una società poi fallita, a seguito di pregresse presentazioni con relative anticipazioni in conto corrente e mandato all’incasso.

Tralasciando le invero complesse vicende giurisdizionali, è importante porre l’accento su quanto ricordato in tema dalla Corte di Cassazione.

Il mandato irrevocabile “in rem propriam” all’incasso di crediti nei confronti di un terzo implica il conferimento al mandatario della legittimazione alla riscossione del credito e, stante il generale obbligo di esecuzione del contratto secondo buona fede, pone a carico del mandatario stesso l’onere di provare di aver eseguito l’incarico con la dovuta diligenza, tanto è vero che se, da un lato, sul correntista grava il rischio dell’insolvenza del debitore, dall’altro, quello dello smarrimento del titolo grava sulla stessa banca, ai sensi dell’art. 1718 c.c., comma 4, quale detentrice del titolo, essendo la banca medesima, quale operatore professionale, in funzione dell’adempimento del mandato all’incasso conferitole dal correntista, tenuta alla custodia, anche se non abbia specificamente accettato l’incarico.

Per altro, in tema di mandato oneroso, l’obbligo di rendiconto gravante sul mandatario consiste nell’informare il mandante di “ciò che è accaduto” e cioè nell’affermazione di fatti storici che hanno prodotto entrate ed uscite di denaro per effetto dell’attività svolta, al fine di ricostruire i rapporti di dare ed avere, con la relativa documentazione di spesa, essendo onere del mandante, una volta che l’informazione doverosa sia stata resa, non solo di specificare le partite che intende mettere in discussione, ma anche di dimostrare la fondatezza degli specifici motivi di critica alla qualità dell’adempimento, con esclusione di generiche doglianze concernenti le modalità di presentazione del conto ovvero il disordine dei documenti giustificativi.

Per tali ragioni, dunque, il mandatario cui sia stato conferito l’incarico di incassare somme presso terzi, proprio in virtù dell’obbligo di rendiconto che grava sullo stesso a norma dell’art. 1713 c.c., (nonchè, peraltro, dell’obbligo, impostogli dall’art. 1710 c.c., comma 2, di rendere note al mandante le eventuali circostanze sopravvenute che possono determinare la revoca o la modificazione del mandato), non può limitarsi ad allegare sic et simpliciter il mancato incasso delle somme, ma deve consegnare al mandante tutta la documentazione, anche in natura contabile idonea a descrivere e giustificare il proprio operato. Sul punto, il mandatario non è affatto onerato della prova di un fatto negativo, bensì del fatto positivo di aver svolto l’incarico secondo buona fede, prova che può essere assolta fornendo al mandante i documenti di appoggio da cui emerga tutta l’attività svolta nell’esecuzione dell’incarico, ivi compresa l’eventualità che la mancata esecuzione sia stata dovuta a causa allo stesso non imputabile.

Ed infine, posto che l’obbligo di rendiconto consiste nell’indicare i fatti storici che hanno prodotto entrate ed uscite di denaro per effetto dell’attività svolta, al fine di ricostruire i rapporti di dare ed avere, con la relativa documentazione di spesa, è onere del mandante, “una volta che l’informazione doverosa sia stata resa” di specificare le partite che intende mettere in discussione: atteso che la mancata esecuzione del mandato all’incasso può dipendere dalle più svariate ragioni, comprensive di quelle imputabili allo stesso mandatario, quale quella dell’eventuale smarrimento del titolo (il cui rischio, come sopra anticipato, grava sul mandatario), solo alla luce della dettagliata rendicontazione da parte del mandatario delle attività svolte può addossarsi in capo al mandante un onere probatorio volto a confutare le ragioni giustificative addotte dallo stesso mandatario.

Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede, in caso di sconto, ordinario o cambiario, il diritto della banca di ottenere dal cliente la restituzione della somma anticipata discende dal contratto, ma diviene attuale ed esercitabile solo a seguito dell’inadempimento del debitore ceduto, il quale opera quale condizione risolutiva dell’erogazione e, pertanto, spetta alla banca, che chieda detta restituzione, di fornire la prova dell’inadempienza del terzo.

I giudici hanno in conclusione affermato che in tema di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente con mandato all’incasso, è onere della banca mandataria provare di aver eseguito il contratto secondo buona fede e, conseguentemente, che l’eventuale mancato incasso del credito dal terzo sia stato dovuto a causa ad essa non imputabile. Ne consegue che, in caso di ammissione del correntista e mandante alla procedura di amministrazione controllata in epoca successiva all’erogazione dell’anticipazione, la banca mandataria è tenuta a versare alla procedura le somme di cui non provi che il mancato incasso non a sé imputabile.

Cass. civ., Sez. I, 6 luglio 2021, n. 19186

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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