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L’apertura di centri commerciali e i principi della direttiva Bolkestein

In materia di apertura di centri commerciali, i principi di cui alla direttiva comunitaria Bolkestein sulla libera concorrenza vietano i contingentamenti alla realizzazione di strutture commerciali che non siano giustificati da interessi generali di natura ambientale, paesaggistica e/o di ordinato assetto del territorio.


Queste le conclusioni cui è giunto il giudice amministrativo in una vicenda che aveva visto una società, che aveva in gestione un centro commerciale, impugnare il provvedimento con il quale il comune aveva espresso parere negativo all’ampliamento delle superficie di vendita richiesto dalla ricorrente. Tra i profili di quest’ultima si doleva, vi era, in particolare, anche la violazione della direttiva Comunitaria n. 123/2006, cd. Direttiva Bolkestein.

Il T.A.R., sposando la tesi della ricorrente, ha accolto il ricorso.

Il giudice ha invero sottolineato che anche a seguito della direttiva prima menzionata, relativa ai servizi nel mercato interno, recepita in Italia mediante il d.lgs. 26 marzo 2010 n. 59, gli interessati non possono accampare un incondizionato diritto soggettivo all’esercizio dell’iniziativa economica, quali che siano gli interessi in conflitto.

Ed è per altro anche vero che il processo interno di liberalizzazione delle attività economiche, perseguito mediante puntuali disposizioni di legge, sebbene muova nella direzione di un più ampio riconoscimento del diritto di iniziativa economica e della contestuale riduzione dei possibili limiti al suo esercizio, nondimeno legittima tuttora la previsione di limiti in funzione del perseguimento di ulteriori e diverse finalità di interesse generale, imponendo che le contrapposte esigenze siano bilanciate secondo i limiti della proporzionalità, della ragionevolezza e del minimo mezzo.

Tuttavia, è del pari vero che, nel caso di specie, il diniego del comune non era sorretto da alcuna valutazione in concreto degli interessi opposti, valutazione che si rendeva assolutamente necessaria.

In effetti, l’introduzione di divieti è consentita quando nessun’altra misura meno restrittiva consenta di tutelare gli interessi pubblici in gioco. E ciò, evidentemente, sulla base di elementi oggettivi e non discriminatori, che consentano di apprezzare la congruità della restrizione massima con la tutela delle suddette esigenze e dunque in conformità ai principi comunitari di ragionevolezza e proporzionalità, sulla cui base deve sempre essere effettuato il bilanciamento tra le esigenze di liberalizzazione con la salvaguardia di necessità di ordine imperativo a tutela di interessi generali.

T.A.R. Sardegna, Cagliari, Sez. II, 7 novembre 2019, n. 824

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

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