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Appalti e doveri dell’appaltatore

L’appaltatore è tenuto a controllare, nei limiti delle sue cognizioni, la bontà del progetto o delle istruzioni impartite dal committente e, ove queste siano palesemente errate, può andare esente da responsabilità.

In relazione ad alcuni interventi di manutenzione straordinaria finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche di una palazzina, gli abitanti della medesima erano stati convenuti in giudizio dall’impresa che li aveva realizzati perché fossero condannati al saldo ancora dovuto.

Tuttavia, il giudice di primo grado aveva accolto le eccezioni dei convenuti, dichiarando risolto il contratto e disponendo, di conseguenza, la restituzione degli acconti dall’impresa ricevuti e la condanna al risarcimento dei danni.

La corte d’Appello, da par sua, aveva poi confermato la decisione impugnata, ragion per cui la questione era giunta all’attenzione della Corte di Cassazione.

I giudici hanno in primo luogo ricordato che nell’obbligazione principale dell‘appaltatore è compresa, dal punto di vista contenutistico, ogni attività finalizzata a raggiungere lo scopo del contratto. In questa generale dimensione elemento essenziale di tale obbligazione diviene la funzione di responsabilità, dovendo, in ogni caso, l’esecuzione dell’opera essere giuridicamente ascritta all’appaltatore nella fase organizzativa, che non può, però, prescindere dall’esercizio di una posizione di controllo e di direzione sull’attività dell’apparato imprenditoriale.

Poiché la prestazione dell’appaltatore si risolve nell’adempimento di un’obbligazione di risultato, egli è tenuto ad assolvere ai propri obblighi osservando i criteri generali della tecnica relativi al particolare lavoro affidatogli, rispondendo per le imperfezioni o i vizi dell’opera, di cui deve garantire l’assenza.

Il contenuto dell’obbligazione dell’assuntore dell’appalto è delineato, innanzitutto, dalla previsioni contrattuali che descrivono e specificano l’oggetto commissionato. Ma oltre alla regolamentazione contrattuale, l’appaltatore deve conformarsi, nell’attuare l’opera affidatagli, alle regole d’arte, ossia alle conoscenze tecnico-scientifiche di settore, ai principi tecnici e agli usi che presiedono all’esecuzione nel momento storico e nel luogo di cui l’opera deve essere realizzata. Le regole tecniche riguardano, principalmente, la sicurezza, la stabilità e l’utilizzabilità dell’opera ma possono concernere anche l’aspetto estetico.

E’ importante porre in risalto che il rispetto di tali regole prescinde da una specifica previsione del contratto e deriva direttamente dal canone della diligenza, cui l’assuntore deve adeguarsi alla stregua della natura dell’attività esercitata. La qualità di imprenditore dell’appaltatore e l’elevato tasso tecnico della prestazione alla quale è obbligato gli impongono di adottare una particolare perizia in fase esecutiva. Non si ricade, dunque, nella diligenza dell’uomo medio, richiedendosi all’assuntore un’attenzione notevole, tale da esigere l’adeguamento ad un modello di diligenza professionale del buon appaltatore nel soddisfare le utilità connesse alla funzione esplicitata nel contratto. Atteso che dalla natura del contratto di appalto – che ha per oggetto l’espletamento di un’attività da eseguire a regola d’arte con l’ausilio di regole tecniche – discende il principio secondo cui l’esecuzione dei lavori non solo deve avvenire con l’osservanza della perizia che inerisce a ciascun campo di attività, ma anche che l’opera stessa, nella progettazione ed esecuzione, deve corrispondere alla funzionalità ed utilizzabilità previste dal contratto, con la conseguenza che l’appaltatore ha l’obbligo di consegnare l’opera conforme a quanto pattuito ed, in ogni caso, eseguita a regola d’arte. All’appaltatore competono le scelte delle tecniche realizzative, anche in ragione delle proprie opzioni gestionali e produttive.

Può, peraltro, accadere che le regole dell’arte siano in contrasto con le specifiche previsioni contrattuali; tale potenziale conflitto impone all’appaltatore di segnalare al committente l’attività che il rispetto delle suddette regole imporrebbe, rispetto alla diversa pattuizione contrattuale vigente. All’esito di tale segnalazione, il committente potrebbe acconsentire ai correttivi suggeriti dall’assuntore, oppure insistere nel pretendere l’adeguamento alle prescrizioni negoziali. In ogni caso, la responsabilità dell’assuntore è esclusa solo ove abbia assolto al compito di informare circa l’emergenza di siffatta contrapposizione.

Per altro, in tema di contratto di appalto, la diligenza qualificata ex art. 1176 c.c., comma 2, che impone all’appaltatore (sia egli professionista o imprenditore) di realizzare l’opera a regola d’arte, impiegando le energie ed i mezzi normalmente ed obiettivamente necessari od utili in relazione alla natura dell’attività esercitata, onde soddisfare l’interesse creditorio ed evitare possibili eventi dannosi, rileva anche se egli si attenga alle previsioni di un progetto altrui, sicché, ove sia il committente a predisporre il progetto e a fornire indicazioni per la sua realizzazione, l’appaltatore risponde dei vizi dell’opera se, fedelmente eseguendo il progetto e le indicazioni ricevute, non ne segnali eventuali carenze ed errori, il cui controllo e correzione rientrano nella sua prestazione, mentre – come già sottolineato – è esente da responsabilità ove il committente, edotto di tali carenze ed errori, richieda di dare egualmente esecuzione al progetto o ribadisca le indicazioni, riducendo così l’appaltatore a proprio mero “nudus minister”, direttamente e totalmente condizionato dalle istruzioni ricevute senza possibilità di iniziativa o vaglio critico.

Cass. civ., Sez. II, 22 giugno 2021, n. 17819

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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