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ASL: la copertura assicurativa per i medici in formazione è obbligatoria

L’azienda sanitaria presso la quale il medico in formazione specialistica svolge l’attività formativa provvede, con oneri a proprio carico, alla copertura assicurativa per i rischi professionali, per la responsabilità civile verso terzi e per gli infortuni connessi all’attività assistenziale svolta dal medico in formazione nelle proprie strutture, alle stesse condizioni del proprio personale.


La vicenda aveva visto, da una parte, l’Inail e, dall’altra parte, una ASL declinare la propria responsabilità, assumendo che la medesima ricadesse in capo all’altra, circa un sinistro occorso ad un medico specializzando durante l’espletamento della sua attività formativa presso l’azienda sanitaria.

Orbene, mentre il giudice di primo grado aveva sposato le conclusioni di quest’ultima, la Corte d’Appello aveva poi accolto il gravame dell’Inail. Secondo i giudici, la questione doveva essere risolta prendendo le mosse dal testo del combinato disposto del D.Lgs. n. 368 del 1999, art. 37, comma 2 e art. 41. Quest’ultima disposizione poneva in capo all’Azienda sanitaria, presso la quale si svolge l’attività formativa e che della stessa è responsabile, l’obbligo assicurativo dei rischi professionali alle stesse condizioni previste per i propri dipendenti. Ciò in ragione del tipo di attività svolta dal medico specializzando, che è per metà di tipo pratico, esposta dunque al medesimo tipo di rischio professionale svolto dai dipendenti e ciò sin dalla data di entrata in vigore della L. n. 368 del 1999.

La decisione ha poi trovato conforto dinanzi alla Corte di Cassazione.

I giudici hanno in primo luogo ricordato che il contratto di formazione specialistica in parola (che non dà luogo a un rapporto inquadrabile nell’ambito del lavoro subordinato, né è riconducibile alle ipotesi di para subordinazione, non essendo ravvisabile una relazione sinallagmatica di scambio tra l’attività degli specializzandi e gli emolumenti previsti dalla legge) è oggetto di specifica regolamentazione dal punto di vista previdenziale.

Punto centrale della ratio legis è la necessità di attrarre l’attività dei medici in formazione specialistica all’interno di un’area di piena copertura assicurativa che si rapporta in modo differenziato, distinguendo tra l’assicurazione obbligatoria per l’anzianità e l’invalidità e l’assicurazione per i rischi connessi alla concreta attività svolta.

La legge ha infatti previsto l’obbligo per l’Università che stipula il contratto formativo, considerata ai fini previdenziali alla stregua del committente nei rapporti di para subordinazione, di effettuare il versamento della contribuzione dovuta in favore del medico specializzando, presso la gestione separata dell’Inps di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, in relazione all’assicurazione per invalidità e vecchiaia.

Al contempo, è previsto a carico dell’azienda presso la quale è resa la prestazione assistenziale l’obbligo di assicurazione per i rischi professionali, per la responsabilità civile contro terzi e per infortuni.

La disposizione pone l’accenno, quanto a tale ultimo aspetto della copertura assicurativa, sul soggetto responsabile del luogo presso cui lo specializzando espleta l’attività formativa assistenziale che, evidentemente, non può che essere una azienda ospedaliera.

Può, quindi, affermarsi che il contesto ambientale al cui interno si colloca l’attività di concreta formazione è considerato dalla legge come elemento caratterizzante della imposizione dell’obbligo di assicurare sotto il profilo attivo (per i rischi causati) e passivo (per i danni subiti) l’attività svolta dal medico specializzando. E’ dunque l’azienda sanitaria, quale titolare della complessiva organizzazione al cui interno si inserisce l’attività degli specializzandi, che è indicata quale destinataria di tali obblighi assicurativi, così realizzandosi una sorta di sdoppiamento quanto al soggetto assicurante, rispetto alla disciplina della copertura assicurativa per l’invalidità e la vecchiaia che attiene a tutele del tutto esterne allo specifico ambiente di lavoro.

Il legislatore, comunque, quanto a tali ultimi profili, ha chiaramente indicato la propria volontà di assoggettare l’attività di cui si parla (di natura certamente sui generis dal punto di vista del rapporto collaborativo con l’amministrazione universitaria e sanitaria), quanto agli aspetti strettamente previdenziali, al sistema pubblico gestito dall‘INPS in evidente relazione con l’adempimento degli obblighi imposti allo Stato dall’art. 38, co. 2, Cost.

In altri termini, la disposizione in esame è norma di chiara estensione di tutele assicurative in favore dei medici in formazione specialistica.

Cass. civ., Sez. Lav., 13 gennaio 2021, n. 443

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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