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Gli aspiranti titolari di farmacia godono di aspettativa all’assegnazione?

Non vi è alcuna aspettativa tutelata degli aspiranti nuovi titolari di farmacia all’assegnazione di una preesistente farmacia che si era già resa vacante e che è stata poi soppressa a seguito della pianificazione biennale.

La vicenda in esame aveva visto un farmacista dolersi dell’istituzione da parte del comune di una nuova sede farmaceutica ex art. 11 co. 1, lett. a), D.L. 1/2012 conv. in L. 27/2012, secondo il criterio demografico; sottolineava il ricorrente, tuttavia, che la citata disposizione stabilisce che il numero delle autorizzazioni è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 3.300 abitanti e che la popolazione eccedente, rispetto al parametro di cui al secondo comma, consente l’apertura di una ulteriore farmacia, qualora sia superiore al 50 per cento del parametro stesso.

Orbene, il Comune aveva registrato un numero di abitanti superiore alla soglia minima prevista e, d’altra parte, la Regione Lombardia avrebbe indebitamente inserito nel bando una terza sede farmaceutica istituita secondo il criterio topografico ex art. 104 TUEL.

Tuttavia, il ricorrente, dopo aver accertato l’andamento demografico, ha rilevato come il Comune non avrebbe potuto procedere all’apertura della seconda e della terza farmacia ai sensi dell’art. 11, D.L. 12/2012. Il farmacista aveva dunque sollecitato un intervento in autotutela, chiedendo la rimozione della deliberazione giuntale in questione, per il sopravvenuto difetto del requisito numerico ex lege, sollecitazione dinanzi alla quale il comune era rimasto inerte. Per tale motivo, il ricorrente, oltre a chiedere che l’ente locale provveda alla revisione biennale e alla soppressione delle farmacie divenute soprannumerarie a causa della diminuzione della popolazione residente, la condanna al risarcimento del danno, corrispondente all’ammontare delle spese di lite sostenute nell’intero procedimento.

Orbene, sorvolando sulla posizione del ricorrente, che ha trovato il favore dei giudici solo per alcuni capito del ricorso, quel che vale la pena evidenziare sono le conclusioni cui è giunto il T.A.R.

In particolare, è stato ribadito che l’adeguamento del numero delle farmacie possa e debba essere fatto non solo in aumento (nel caso di incremento demografico) ma anche in diminuzione (in caso di decremento). È vero semmai che in questa seconda ipotesi la riduzione del numero delle farmacie in pianta organica non comporta, nell’immediato, la chiusura di alcuna delle farmacie in esercizio – non essendovi previsioni normative in tal senso – ma avrà comunque effetto nel momento in cui la farmacia soprannumeraria venga (per altra legittima causa) a trovarsi vacante. Ma se la farmacia eccedente è già vacante quando la pianta organica viene rideterminata, la soppressione è immediata. Da tale ragionamento deriva che, da un lato, che non vi è alcuna aspettativa tutelata degli aspiranti nuovi titolari di farmacia all’assegnazione di una preesistente farmacia che si era già resa vacante e che è stata poi soppressa a seguito della pianificazione biennale, e d’altro lato, che la sede farmaceutica, anche soprannumeraria, non può comunque essere soppressa, se vi è un titolare di farmacia che ne gestisca l’esercizio, in quanto, venendo meno la sede farmaceutica, verrebbe meno anche il diritto di esercizio dell’impresa nell’ambito territoriale in questione, con evidenti conseguenze ablative sul valore del relativo complesso aziendale, di cui il diritto di esercizio costituisce il cespite principale.

T.A.R. Lombardia, Brescia, Sez. I, 17 luglio 2018, n. 733

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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