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Assegnazione farmacia e successioni

È lecita l’assegnazione a mezzo selezione pubblica di una farmacia caduta in comunione ereditaria, senza la preventiva determinazione dell’indennizzo dovuto all’erede con riferimento alla azienda farmaceutica, poiché quel che è messo a concorso è l’autorizzazione all’apertura o al mantenimento di una sede farmaceutica e non l’azienda connessa.


La vicenda era nata a causa del decesso, senza disposizione testamentaria, del titolare e direttore di una farmacia; gli eredi presentavano dunque all’A.S.L. e al Comune richiesta di autorizzazione alla gestione provvisoria della farmacia, sotto la responsabilità di un direttore abilitato, nell’esercizio della facoltà di cui all’art. 12, comma 12, della legge 2 aprile 1968, n. 475, autorizzazione poi concessa dal sindaco.

Ciò posto, dopo intricate vicende sia successorie sia inerenti il trasferimento dell’azienda farmaceutica ad una società, poi divenuta concessionaria della medesima, la questione giungeva all’attenzione del Consiglio di Stato. Il collegio ha dunque avuto modo di fornire preziose indicazioni in tema.

In particolare, già il T.A.R. invero aveva ricordato che, in caso di decesso del titolare, una farmacia può essere trasferita, da parte degli aventi causa del de cuius, entro il termine di sei mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione.

Dal canto suo, il supremo consesso amministrativo ha ulteriormente precisato che le norme rilevanti e applicabili sono per un verso l’art. 7, co. 9 e 10, della L. n. 362/1991e per altro verso, l’articolo 12, co. 12, della legge 2 aprile 1968, n. 475: si ricava da tali disposizioni che, senza dubbio, qualunque sia il soggetto titolare della farmacia, persona fisica o giuridica, il termine applicabile è di sei mesi dalla dichiarazione di successione.

I giudici amministrativi hanno per altro destituito di fondamento la supposta incostituzionalità paventata dai ricorrenti delle norme citate, nella parte in cui consentono l’assegnazione a mezzo selezione pubblica di una farmacia caduta in comunione ereditaria, senza la preventiva determinazione dell’indennizzo dovuto all’erede con riferimento alla azienda farmaceutica, per contrasto con gli artt. 3 e 42 Cost.

In effetti, ha sottolineato la Corte, ciò che è messa a concorso è l’autorizzazione all’apertura o al mantenimento di una sede farmaceutica e non l’azienda connessa.

L’eventualità del ricorso alla selezione pubblica per l’assegnazione della farmacia privata è norma di chiusura a garanzia della continuità del servizio farmaceutico; non si tratta certo di un’espropriazione di un bene che è e resta privato”.

In linea di principio, infatti, occorre distinguere l’autorizzazione all’esercizio della farmacia, dall’azienda farmaceutica che è il complesso di beni organizzati per l’esercizio dell’impresa farmaceutica che non può che rimanere in proprietà degli eredi.

Cons. St., Sez. III, 3 marzo 2020, n.1568

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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