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Assegnazione sedi farmaceutiche: maggiorazione per ruralità

La maggiorazione per la “ruralità” non è un punteggio aggiuntivo, ma una maggiorazione da calcolarsi nei limiti in cui il punteggio per esperienza professionale non abbia raggiunto il tetto massimo di 35 punti.


La vicenda aveva visto una farmacista impugnare la graduatoria definitiva del concorso straordinario per l’assegnazione delle sedi farmaceutiche per il privato esercizio nell’ambito di una provincia. Il giudice amministrativo aveva accolto le sue doglianze, riconoscendo il suo diritto all’attribuzione di un punteggio maggiore, avendo la ricorrente dimostrato di aver esercitato in qualità di socia di una società farmaceutica tale attività con le prerogative e responsabilità di titolare di farmacia. Per altro, il T.A.R. aveva altresì ritenuto illegittima l’esclusione della maggiorazione del 40% del punteggio per i titoli per esercizio professionale per i farmacisti che abbiano esercitato in farmacie rurali per almeno 5 anni come titolari, direttori o collaboratori, ex art. 9 della L. n. 221 del 1968.

Orbene, giunta la questione all’attenzione del Consiglio di Stato, i giudici del Palazzaccio hanno ribaltato l’esito della vicenda.

Nella specie, la Corte ha affermato che i due punteggi rivendicati dalla ricorrente a titolo di esperienze professionali, per titolarità di farmacia e ruralità della sede farmaceutica, non sono autonomi tra loro e l’incremento premiale previsto per chi ha lavorato in sedi disagiate non soggiace all’unico limite massimo di punti 6,5, ma anche al tetto massimo di punti 35 attribuibili per esperienze professionali, ai sensi dell’art. 5, comma 2, del d.P.C.M. 298/1994, al cui interno si colloca la detta maggiorazione del 40% per “ruralità” della sede.

L’art. 9 della L. n. 221 del 1968 e la L. n. 362 del 1991 e quindi l’art. 5, comma 2, del d..P.C.M. 298/1994, sono norme che si integrano, nel senso che la maggiorazione premiale si applica sommandosi ai punti attribuiti al concorrente per l’esperienza professionale, nell’ambito della quale va ascritta anche l’anzianità di servizio svolto presso una farmacia rurale, ferma restando che la somma dei due punteggi non può superare il totale di 35.

Il combinato disposto della L. n. 221 del 1968 e della L. n. 362 del 1991, lungi dal vanificare l’intento del legislatore di attribuire un “premio” al farmacista che ha lavorato in sedi disagiate (id est, quelle rurali), conferma il sistema su cui si fonda il concorso per l’assegnazione di sedi farmaceutiche, che è certamente quello di valorizzare l’esperienza professionale, ma entro limiti determinati, come dimostra l’esclusione della valutazione dei periodi di esercizio professionale superiori a venti anni.

Chiosa il Consiglio di Stato affermando che l’attribuzione di un peso ponderale sproporzionato al requisito della ruralità nell’attribuzione dei punteggi per titoli professionali, esporrebbe del resto il sistema regolatorio a dubbi di compatibilità con il diritto eurounitario, rischiando di risolversi in un vantaggio competitivo in favore dei cittadini residenti.

La maggiorazione per la “ruralità” non è un punteggio aggiuntivo, ma una maggiorazione da calcolarsi nei limiti in cui il punteggio per esperienza professionale non abbia raggiunto il tetto massimo di 35 punti.

Il rispetto del punteggio massimo attribuibile per titoli professionali di 35 punti comporta infatti che, anche se conseguito un maggior punteggio per il requisito professionale della titolarità, il punteggio complessivo per esperienza professionale non possa poi essere ulteriormente incrementato del premio della maggiorazione del 40% per ruralità della sede.

Cons. St., Sez. III, 7 aprile 2020, n. 2312

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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