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Assicurazione sulla vita: cumulo di indennità e risarcimento

Nel caso di assicurazione sulla vita, l’indennità si cumula con il risarcimento, perché si è di fronte ad una forma di risparmio posta in essere dall’assicurato sopportando l’onere dei premi, e l’indennità, vera e propria contropartita di quei premi, svolge una funzione diversa da quella risarcitoria ed è corrisposta per un interesse che non è quello di beneficiare il danneggiante.

La vicenda aveva visto il figlio di un medico citare in causa una compagnia assicuratrice perché venisse condannata al risarcimento danni in suo favore a causa della perdita del genitore: in particolare, il padre viaggiava quale medico-passeggero, durante una missione di soccorso in montagna, su un elicottero dal quale era purtroppo precipitato.

Il giudice di primo grado aveva accolto la domanda dell’attore e del medesimo parere si era mostrata la Corte d’Appello, che aveva poi respinto il gravame presentato dall’assicurazione.

Giunta la vicenda innanzi alla Corte di Cassazione, i giudici, sposando ancora una volta le conclusioni del figlio, hanno ricordato alcuni principi importanti in tema di assicurazione.

Nel caso di assicurazione sulla vita, l’indennità si cumula con il risarcimento, perché si è difronte ad una forma di risparmio posta in essere dall’assicurato sopportando l’onere dei premi, e l’indennità, vera e propria contropartita di quei premi, svolge una funzione diversa da quella risarcitoria ed è corrisposta per un interesse che non è quello di beneficiare il danneggiante.

Per tanto, se l’assicuratore del “ramo vita” con l’adempiere alla obbligazione derivante dalla polizza, attribuendo la somma prevista – in forma di capitale o rendita – al beneficiario, non soddisfa alcun credito risarcitorio vantato da quest’ultimo nei confronti del terzo responsabile del danno, prescindendo la prestazione dell’assicuratore dalla esistenza e dalla entità del pregiudizio subito dal beneficiario derivante dall’atto illecito, viene meno la stessa possibilità di attuazione del meccanismo surrogatorio, non essendo l’assicuratore chiamato ad adempiere “a causa” dell’illecito, ma “a causa” dell’evento della morte dell’assicurato, e cioè della verificazione del rischio oggetto della polizza.

L’assicurazione contro gli infortuni mortali, deve ricondursi al tipo negoziale della assicurazione sulla vita, in relazione alla quale non trovano applicazione le norme che disciplinano l’assicurazione contro i danni (in cui invece debbono ricomprendersi le polizze infortuni non mortali), tra cui l’art. 1916 c.c.

La funzione causale evidenziata dalla polizza prescinde da ogni collegamento tra la prestazione dovuta dall’assicuratore al verificarsi dell’evento-rischio, ed un preesistente fatto illecito produttivo di un danno risarcibile cagionato ai soggetti beneficiari, risultando inapplicabile, pertanto, il “principio cd. indennitario” che informa la disciplina delle assicurazioni del ramo danni (artt. 1905,1910,1914 e 1916 c.c.) e di cui è espressione il principio della cd. compensatio lucri cum damno.

Cass. civ., Sez. III, 8 aprile 2021, n. 9380

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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