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Attività-commerciale-regolarità

Attività commerciale: occorre la regolarità urbanistico-edilizia dei locali

Il titolo che abilita all’esercizio di un’attività commerciale presuppone la regolarità urbanistico-edilizia dei locali interessati: la segnalazione certificata non fa venir meno le condizioni minime richieste.


La questione verteva sull’impugnazione da parte di un commerciante del diniego di prosecuzione dell’attività: il comune aveva infatti rilevato la mancanza del certificato di agibilità dei locali ovvero della relazione tecnica descrittiva asseverata da tecnico abilitato, nonché del certificato di collaudo strutturale e di quello di destinazione d’uso.

Il tribunale amministrativo ha ritenuto, però, doversi rigettare il ricorso.

A ben vedere, aspetto centrale della controversia è la non conformità dell’immobile alla disciplina urbanistica comunale, con conseguente carenza del requisito di agibilità dei locali ed impossibilità di conseguire i titoli abilitativi commerciali.

Si premette il certificato di agibilità è stato sostituito dalla segnalazione certificata di agibilità (SCA) di cui all’art. 24, nella versione modificata ed integrata dal menzionato art. 3, comma 1, lett. i), d. lgs. 222 del 2016.

La sostituzione del certificato di agibilità con la segnalazione certificata non ha comunque fatto venire meno le condizioni minime richieste dalla normativa vigente di settore per l’agibilità dei locali, in termini di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti, tutti aspetti rilevanti coinvolgenti interessi pubblici protetti anche da tutela costituzionale, essendo solo mutate le modalità tramite le quali si perviene all’attestazione di agibilità.

Per altro, il titolo abilitativo all’esercizio di un’attività commerciale presuppone la regolarità urbanistico-edilizia dei locali interessati.

Il giudice ha chiosato ricordando che la conformità dei manufatti alle norme urbanistiche ed edilizie costituisce il presupposto indispensabile per il legittimo rilascio del certificato di agibilità, come si evince dell’art. 24 comma 3, d.P.R. n. 380/2001 e dell’art. 35, comma 20, l. n. 47/1985, in quanto, ancor prima della logica giuridica, è la ragionevolezza ad escludere che possa essere utilizzato, per qualsiasi destinazione, un fabbricato non conforme alla normativa urbanistico – edilizia e, come tale, in potenziale contrasto con la tutela del fascio di interessi collettivi alla cui protezione quella disciplina è preordinata.

T.A.R. Campania, Napoli, Sez. III, 4 settembre 2019, n. 4453

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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