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Azione di restituzione e azione di rivendicazione

Mentre l’azione di restituzione mira ad ottenere il ritrasferimento di un bene in precedenza volontariamente trasmesso dall’attore al convenuto, l’azione di rivendicazione è tesa invece alla condanna al rilascio o alla consegna nei confronti di chi dispone di fatto del bene in assenza di titolo.

Queste le importanti precisazioni delle Corte di legittimità, la cui occasione è stata fornita da una vicenda nella quale, in particolare, un soggetto aveva citato una società chiedendo che fosse dichiarato l’avvenuto acquisto per usucapione di alcuni terreni, sulla scorta dell’esercizio del possesso uti dominus ormai da più di quarant’anni. Da par loro, i convenuti avevano però eccepito l’illegittima occupazione da parte dell’attore dei terreni in questione, motivo per cui contestualmente ne chiedevano il rilascio.

Ebbene, sia il giudice di primo grado che la Corte d’Appello erano concordi con il tutelare la posizione della società convenuta e ciò perché, in realtà, per un verso l’attore non aveva fornito la prova dell’usucapione e per altro verso era emerso che il medesimo aveva invero la detenzione dei terreni in virtù di contratto d’affitto, allo scadere del quale non era stato poi alcun atto di interversio possessionis.

La questione giungeva così innanzi alla Corte di Cassazione, dove, tuttavia, l’odierno ricorrente non trovava maggior fortuna.

Gli ermellini, infatti, nel considerare corretto il ragionamento del giudice di secondo grado e nel valutare, dunque, infondate le doglianze del ricorrente, hanno ritenuto che la Corte d’appello non abbia omesso l’esame della domanda di rivendica – evenienza di cui si era lamentato il ricorrente – ma, nell’ambito del potere di interpretazione, abbia ritenuto che la società convenuta avesse agito per il rilascio dei terreni, svolgendo un’azione di natura personale.

Sulla scorta di tale precisazione, la Corte ha altresì ricordato che “l’azione personale di restituzione è destinata a ottenere l’adempimento dell’obbligazione di ritrasferire una cosa che è stata in precedenza volontariamente trasmessa dall’attore al convenuto, in forza di negozi quali la locazione, il comodato, il deposito e così via, che non presuppongono necessariamente nel tradens la qualità di proprietario. Essa si distingue dall’azione di rivendicazione, con la quale il proprietario chiede la condanna al rilascio o alla consegna nei confronti di chi dispone di fatto del bene nell’assenza anche originaria di ogni titolo. In questo caso la domanda è tipicamente di rivendicazione, poiché il suo fondamento risiede non in un rapporto obbligatorio personale inter partes, ma nel diritto di proprietà tutelato erga omnes, del quale occorre quindi che venga data la piena dimostrazione, mediante la probatio diabolica”.

Cass., 10 ottobre 2018, n. 25052

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

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