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Banche: assegni e diligenza

Banche: in tema di assegni la diligenza richiesta impone un minimo di cautela superiore rispetto al tipo di attività esercitata; tuttavia, se alla verifica da parte dell’operatore l’assegno non presenti alterazioni, né risultava oggetto di denuncia di furto, discernere l’intento truffaldino è difficile.

Nella vicenda de qua, una banca veniva convenuta in giudizio da un soggetto cui era stato sottratto un assegno di cui era beneficiario, riscosso poi da un terzo presso la banca medesima; l’attore dunque chiedeva che questa venisse condannata venisse condannata al risarcimento del relativo danno cagionato dalla poca perizia con cui era stato liquidato il falso beneficiario: la banca, si sosteneva, aveva evidentemente errato nell’accertamento dell’avente diritto alla riscossione dell’assegno.

Ebbene, il tribunale adito ha tuttavia respinto la domanda attorea.

In particolare, il giudice ha, sì, rilevato che in siffatta materia la giurisprudenza ha chiarito che l’art. 43 L.A. deroghi sia l’art. 1992 c.c. che l’art. 1189 c.c., di modo che il debitore è liberato solo se paga al prenditore esattamente identificato, o al banchiere giratario per l’incasso, sicché se egli cade in errore, anche senza colpa nell’identificazione, pagando al legittimato apparente, deve pagare una seconda volta al vero prenditore; del pari non ha mancato di considerare che, secondo la giurisprudenza di legittimità, a carico della banca è posto non solo l’onere in generale di identificazione del soggetto presentatore, ma anche di verifica della assoluta regolarità formale e materiale del titolo, in quanto l’onere di esatta identificazione del prenditore dell’assegno presuppone la genuinità del titolo, ovvero l’assenza di alterazioni nell’indicazione nominativa del prenditore ove si risolvano in un’incertezza sull’identificazione del soggetto legittimato a ricevere la prestazione, dovendo in ipotesi di positiva verifica della regolarità formale, con la normale diligenza relativa all’attività bancaria, necessariamente provvedere a pagare.

È altresì vero che, a partire dal 2007, in occasione dell’entrata in vigore del D.lgs. n. 231/2007, istitutivo tra l’altro dell’Archivio Unico Informatico, l’obbligo della verifica dell’identità di chi compie operazioni saltuarie è divenuto non solo più intenso ma anche di facile esecuzione, a ragione della possibilità di una verifica immediata dei dati da inserirsi in sistemi informatici idonei ad eseguire in pochi secondi la verifica necessaria.

Tale obbligo, alla cui attuazione tutti i banchieri sono tenuti, rende facilmente individuabile una responsabilità a carico della banca che paghi al falso titolare dell’assegno

Tanto premesso, cionondimeno il giudicante ha rilevato che, pur vero che dunque la diligenza richiesta impone un minimo di cautela superiore rispetto al tipo di attività esercitata, consono ad un livello di professionalità che deve essere necessariamente elevato, alla verifica da parte dell’operatore della banca convenuta l’assegno non presentava alterazioni, ne risultava oggetto di denuncia di furto. Per tale motivo, discernere l’intento truffaldino era praticamente allora difficile se non impossibile allorquando il soggetto presentatosi per beneficiario dell’assegno forniva documenti falsi.

Trib. Roma, Sez. XVII, 29 aprile 2019, n. 8988

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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