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Il caching

La responsabilità in materia di eliminazione dei contenuti nell’ambito del c.d. caching, attività consistente nel trasmettere su una rete di comunicazione informazioni fornite da un destinatario del servizio, sussiste in capo al prestatore di servizi che non abbia provveduto alla immediata rimozione dei contenuti illeciti.

Nella vicenda in esame, una società televisiva citava in giudizio un noto portale web di servizi internet perché fosse accertata la violazione dell’inibitoria relativa all’ulteriore diffusione sul proprio portale video di filmati tratti da vari programmi televisivi in titolarità della società televisiva medesima, quale produttore di opere audiovisive e di sequenze di immagini in movimento su cui vanta diritti esclusivi.

Il giudice di primo grado respingeva la domanda sulla scorta della ritenuta diversità dell’attività prestata all’inizio del rapporto tra attrice e convenuta, alla fine riconducibile alla mera attività di caching regolata dal D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 70, art. 15, per la quale le condizioni di esenzione da responsabilità del prestatore dei servizi erano state, secondo il tribunale, rispettate.

Dal suo canto, anche la Corte d’Appello destituiva di fondamento la pretesa della rete televisiva, seppur in ragione di altri motivi – l’impugnazione veniva infatti dichiarata inammissibile.

Giunta la questione innanzi alla Corte di Cassazione, anche qui non ha trovato accoglimento.

Nella specie, la ricorrente aveva lamentato la violazione e falsa applicazione, tra gli altri, degli artt. 2043 ss. c.c., D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 70, artt. 1, 15, 16 e 17: il tribunale avrebbe in sostanza errato nel ritenere che si trattasse di lecita attività di ottimizzazione del servizio di ricerca.

Gli ermellini hanno invece confermato la tesi del giudice di prime cure: il servizio di ricerca, che costituisce il contestato veicolo per l’abusiva diffusione dei filmati segnalati dalla rete televisiva, si limita a svolgere la funzione di semplice motore di ricerca, consistente nel cercare e organizzare in un elenco i siti pertinenti ai criteri di ricerca indicati dall’utente interrogante fornendo i link che consentono la connessione con ciascuno di essi. Per svolgere tale attività il motore di ricerca procede ad eseguire una copia di ogni sito che viene memorizzata temporaneamente in una cache, attività che consente di fornire per le chiavi di ricerca più frequentemente utilizzate i risultati della ricerca stessa in tempi estremamente rapidi. Tale memorizzazione automatica, intermedia e temporanea delle informazioni – eseguita al solo scopo di rendere più efficace il successivo inoltro ai destinatari a loro richiesta – caratterizza dunque ai sensi del D.Lgs. n. 70 del 2003, art. 15 l’attività in questione.

Per altro, nella predetta funzione, è rispettata la condizione che il prestatore del servizio non modifichi le informazioni e che sia rimasto in una situazione di neutralità. Ciò, anche quanto alle attività diverse dal mero linking segnalate dall’attrice: e cioè l’embedding, quale strumento che consente all’utente di visionare direttamente sul motore di ricerca Yahoo immagini presenti su siti di terzi, ed il suggest search, che offre suggerimenti per completare automaticamente le chiavi della ricerca sulla base delle combinazioni più utilizzate dal complesso degli utenti.

Entrambe giudicate come non derogare le condizioni di neutralità, fondate sul carattere automatico e temporaneo della memorizzazione delle immagini presenti sui siti di terzi, non essendo allegato e provato nessun intervento da parte della odierna controricorrente su tali informazioni, al di là di una più efficiente modalità di ricerca dei contenuti, che non travalicano la posizione di neutralità del prestatore del servizio.

Cass., 19 marzo 2019, n. 7709

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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