Close
cartella-clinica-reato

Una cartella clinica errata può integrare reato?

Tutte le modifiche, le aggiunte, le alterazioni e le cancellazioni in una cartella clinica integrano falsità in atto pubblico, punibili in quanto tali, non assumendo rilevanza l’intento che muove l’agente.

La vicenda giungeva all’attenzione della Corte di Cassazione sulla scorta del ricorso proposto da un medico che, in servizio presso l’unità operativa di ortopedia e traumatologia di un ospedale, veniva dichiarato colpevole dei reati di falso, materiale ed ideologico, in atto pubblico; il sanitario, in particolare, aveva contraffatto non solo alcune cartelle cliniche nelle quali veniva annotata l’effettuazione di visite in reparto recanti data successiva rispetto alla constatazione effettuata da altro sanitario, ma anche le relative successive annotazioni che, ideologicamente false, attribuivano i precedenti attestati, incongrui nella data, a mero errore materiale.

Orbene, la responsabilità appurata in primo grado, veniva confermata anche dalla Corte d’Appello. Da par loro, gli ermellini hanno invece accolto le doglianze del medico, cassando la sentenza impugnata e ciò perchè la Corte ha ritenuto non rispondente il decisum a quanto ormai assodato in giurisprudenza sul tema, soprattutto per quel che concerne il versante dell’accertamente probatorio. Ad ogni modo, per i fini che qui interessano, è importante riportare le osservazioni della Corte di legittimità in tema di falso in atto pubblico, nella specie in una cartella clinica.

In particolare, la Corte ha innanzitutto ricordato che, per giurisprudenza costante, la cartella clinica redatta da un medico di un ospedale pubblico è caratterizzata dalla produttività di effetti incidenti su situazioni giuridiche soggettive di rilevanza pubblicistica, nonché dalla documentazione di attività compiute dal pubblico ufficiale che ne assume la paternità; si tratta, in sostanza, di un atto pubblico che esplica la funzione di diario del decorso della malattia e di altri eventi clinici rilevanti, motivo per cui i fatti devono esservi annotati contestualmente al loro verificarsi. “Ne deriva che tutte le modifiche, le aggiunte, le alterazioni e le cancellazioni integrano falsità in atto pubblico, punibili in quanto tali, non assumendo rilevanza l’intento che muove l’agente, atteso che le fattispecie delineate in materia dal vigente codice sono connotate dal dolo generico e non dal dolo specifico”.

Le attestazioni rese dal pubblico ufficiale mediante annotazione su cartella clinica devono dunque rispondere ai criteri di veridicità del contenuto rappresentativo, di completezza delle informazioni, di immediatezza della redazione rispetto all’atto medico descritto e di continuità delle annotazioni, in quanto finalizzate ad asseverare, con fede privilegiata, non solo la verbalizzazione dell’atto medico, ma anche la successione cronologica degli interventi, delle diagnosi, della prognosi e delle prescrizioni. Questa la ragione per la quale, ad esempio, integra reato di falso materiale in atto pubblico l’alterazione di una cartella clinica mediante l’aggiunta di una annotazione, pur vera, in un contesto cronologico successivo, diverso da quello reale.

Per quel che concerne poi il versante soggettivo, ai fini dell’integrazione del delitto di falsità, materiale o ideologica, in atto pubblico, la Corte di legittimità ha altresì ricordato la sufficienza del dolo generico, che consiste nella consapevolezza della immutatio veri, non essendo, invece, richiesto l’animus nocendi vel decipiendi.

Cass. pen., 11 dicembre 2018, n. 55385

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

Condividi!

Read in this month : 13

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shares