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Condominio: quando c’è conflitto d’interessi?

In tema di validità delle delibere assembleari condominiali, sussiste il conflitto d’interessi ove sia dedotta e dimostrata in concreto una sicura divergenza tra specifiche ragioni personali di determinati singoli condomini ed uno specifico contrario interesse istituzionale del condominio.


La vicenda aveva visto un condomino impugnare una delibera assembleare poiché, esponeva, la medesima sarebbe stata approvata con il voto favorevole e determinante di quattro condomini in situazione di conflitto di interesse con il condominio, sicché non si era raggiunta la maggioranza prescritta per la validità della delibera.

Sia il giudice di primo grado che la Corte d’Appello avevano tuttavia rigettato le ragioni dell’attore, ritenendo non sussistente il paventato conflitto d’interesse.

A conclusioni non dissimili è giunta infine la Corte di Cassazione, che ha colto l’occasione per fornire importanti puntualizzazioni in tema di condominio.

Orbene, in primo luogo gli ermellini hanno ricordato che lamministratore è legittimato ad agire (e a resistere) senza alcuna autorizzazione, nei limiti delle attribuzioni stabilite dall’art. 1130 c.c. Nessuna limitazione sussiste in relazione alla legittimazione dal lato passivo dell’amministratore per qualsiasi azione, anche reale, promossa contro il condominio da terzi (o anche dal singolo condomino) in ordine alle parti comuni dell’edificio. In tema di condominio negli edifici, l’amministratore può resistere, all’impugnazione della delibera assembleare e può gravare la relativa decisione del giudice, senza necessità di autorizzazione o ratifica dell’assemblea, giacché l’esecuzione e la difesa delle deliberazioni assembleari rientra fra le attribuzioni proprie dello stesso.

In secondo luogo, in ragione del denunciato conflitto di interesse, che anche in tale sede non è stato ritenuto sussistente, la Cassazione ha affermato che, in tema di validità delle delibere assembleari condominiali, sussiste il conflitto d’interessi ove sia dedotta e dimostrata in concreto (e non apoditticamente asserita) una sicura divergenza tra specifiche ragioni personali di determinati singoli condomini, il cui voto abbia concorso a determinare la necessaria maggioranza ed un parimenti specifico contrario interesse istituzionale del condominio.

Inoltre, le maggioranze necessarie per approvare le delibere sono sempre inderogabilmente quelle previste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti ed al valore dell’intero edificio, ai fini sia del quorum costitutivo che di quello deliberativo, compresi i condomini in potenziale conflitto di interesse con il condominio, i quali possono (ma non debbono) astenersi dall’esercitare il diritto di voto, ferma la possibilità per ciascun partecipante di ricorrere all’autorità giudiziaria in caso di mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per impossibilità di funzionamento del collegio.

Cass. civ., Sez. II, 12 maggio 2020, n. 8774/o.

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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