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Condominio: infiltrazioni e concorso di colpa

In tema di infiltrazioni in appartamento condominiale, il fatto che il condomino non abbia effettuato opere di contrasto all’umidità induce a ravvisare in capo allo stesso condomino un concorso di colpa nella causazione dell’evento dannoso.

Un condominio, nella vicenda in esame, aveva citato in giudizio il condomino nel quale abitava, chiedendo che il medesimo fosse dichiarato responsabile, ai sensi all’art. 2051 c.c., delle infiltrazioni al proprio appartamento e dunque fosse condannato ad eseguire gli interventi necessari ad eliminare le cause dei danni, a corrispondere la somma determinata per il risanamento dell’abitazione nonché a risarcire i danni patrimoniali e non patrimoniali. In effetti, l’immobile era interessato da gravi problemi di umidità e di cattivi odori, anche provenienti dalle fognature, che presentavano dispersioni e tale situazione, oltre ad aver avuto effetti negativi sulla salute della figlia dell’attore, aveva comportato la necessità di rifare più volte gli intonaci e di sostituire più volte il cavo telefonico ossidato.

A fronte di tale situazione, il Condominio era sempre rimasto inerte, costringendo l’attore, con la propria famiglia, a trasferirsi in un’altra abitazione, presa in locazione, con relative spese, data la persistenza della situazione di insalubrità del loro appartamento.

Nel corso del giudizio, emergeva però che una rilevante umidità investiva non soltanto i muri perimetrali, ma anche le murature interne; il perito aveva indicato quale soluzione la necessità di un intervento di realizzazione di una barriera chimica, con riguardo sia ai muri perimetrali sia a quelli interni.

Orbene, gli interventi di realizzazione della barriera chimica, integrando opere di manutenzione straordinaria o di risanamento conservativo afferenti alla struttura e alla funzionalità del muro, gravano, per esecuzione e costo, sul Condominio, ai sensi dell’art. 1117 c.c., per la parte relativa ai muri maestri, vale a dire ai muri perimetrali, aventi funzione portante dell’edificio, e ai tratti portanti dei muri interni.

Per i muri interni non aventi funzione portante l’intervento di manutenzione/risanamento per la realizzazione della barriera chimica è invece onere esclusivamente degli attori.

Tuttavia, l’attore non aveva effettuato alcuna opera di contrasto all’umidità neanche sui muri interni ed in particolare su quelli non aventi funzione portante; ciò, secondo il giudice, rileva ai sensi degli artt. 1223 e 1227, co. 1, c.c. ed induce a ravvisare in capo alla parte attrice un concorso di colpa nella causazione dell’evento dannoso.

Trib. Roma, Sez. VII, 12 aprile 2019, n. 8055


Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

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