Close
consenso-informato-diritto

Il consenso informato

Il principio per cui il consenso informato si configura quale vero e proprio diritto della persona trova fondamento negli artt. 2, 13 e 32 Cost..

Queste le conclusioni del tribunale milanese in un questione che aveva visto un paziente convenire in giudizio un complesso sanitario in ragione delle mancanze addebitate a quest’ultimo, chiedendo il risarcimento dei danni sia patrimoniali che non patrimoniali. In particolare, a seguito del ricovero dell’attore, questi veniva sottoposto ad intervento, al quale seguiva un lungo periodo di coma, non riferito ai familiari nei primi tre giorni; durante l’operazione, per altro, per errore, veniva recisa un’arteria e non veniva rimossa la massa tumorale. Orbene, l’attore, al tempo dei fatti minorenne, oltre a dolersi dell’errata scelta dell’intervento, censurava altresì il difetto nel consenso all’intervento, formatosi sulla base soltanto di un generico modello, firmato peraltro allora da uno solo dei genitori.

Orbene, il tribunale ha innanzitutto ricordato che, per un verso, per quel che concerne la responsabilità della struttura sanitaria, il rapporto che si instaura tra paziente e casa di cura ha la sua fonte in un atipico contratto a prestazioni corrispettive dal quale, a fronte dell’obbligazione al pagamento del corrispettivo, insorgono a carico della casa di cura, accanto a quelli di tipo lato sensu alberghieri, obblighi di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell’apprestamento di tutte le attrezzature necessarie, anche in vista di eventuali complicazioni od emergenze. Ne consegue che la responsabilità della casa di cura nei confronti del paziente ha natura contrattuale e può conseguire, ai sensi dell’art. 1218 c.c., all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonché, in virtù dell’art. 1228 c.c., all’inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche “di fiducia” dello stesso paziente, o comunque dal medesimo scelto.

Per altro verso, invece, la responsabilità del medico, in quanto nascente da un rapporto mediato con il paziente, deve considerarsi di natura extracontrattuale.

In relazione al consenso informato, il giudice ha poi ricordato che, per giurisprudenza costante, il medesimo, inteso quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico, si configura quale vero e proprio diritto della persona e trova fondamento nei principi espressi nell’art. 2 Cost., che ne tutela e promuove i diritti fondamentali, e negli artt. 13 e 32 Cost..

Gli ermellini, in particolare, hanno sottolineato che la diversità tra il diritto al consenso e il diritto alla salute, precisando che pur sussistendo il consenso consapevole, ben può configurarsi responsabilità da lesione della salute se la prestazione terapeutica sia tuttavia inadeguatamente eseguita; e che la lesione del diritto all’autodeterminazione non necessariamente comporta la lesione della salute, come accade quando manchi il consenso ma l’intervento terapeutico sortisca un esito assolutamente positivo. Nel primo caso il consenso prestato dal paziente è irrilevante, poiché la lesione della salute si ricollega causalmente alla colposa condotta del medico nell’esecuzione della prestazione terapeutica, inesattamente adempiuta dopo la diagnosi. Nel secondo, la mancanza di consenso può assumere rilievo a fini risarcitori, benché non sussista lesione della salute o se la lesione della salute non sia causalmente collegabile alla lesione di quel diritto, quante volte siano configurabili conseguenze pregiudizievoli (di apprezzabile gravità, se integranti un danno non patrimoniale) che siano derivate dalla violazione del diritto fondamentale all’autodeterminazione in se stesso considerato.

Orbene, nel caso in esame, applicando i principi ora ricordati ed in ragione delle risultanze istruttorie, il tribunale ha ritenuto doversi disattendere le doglianze dell’attore, non ravvisando profili di responsabilità né in capo alla struttura sanitaria né in capo ai medici.

Trib. Milano, Sez. I, 28 gennaio 2019, n. 847

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

Condividi!

Read in this month : 3

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shares