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Contrattazione-collettiva-sindacali

Contrattazione collettiva e organizzazioni sindacali

L’ordinamento riconosce libertà piena di associazione ed attività sindacale ai dipendenti pubblici di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001 e, allorquando inserisce la contrattazione collettiva nell’ambito di una cornice regolatoria che può in taluni casi lasciar fuori – per effetto della predisposizione di regole selettive e maggioritarie – talune organizzazioni sindacali, è al solo fine di assicurare il saldo inserimento del sistema negoziale nell’organizzazione di carattere legale della pubblica amministrazione.


Un’organizzazione sindacale, che associa funzionari, dirigenti e professionisti delle amministrazioni e delle agenzie pubbliche, aveva agito davanti al tribunale nei confronti dell’Aran per sentir dichiarare il proprio diritto a partecipare alle trattative per la stipula del relativo contratto collettivo.


Sia il giudice di primo grado che la Corte d’Appello avevano tuttavia disatteso la doglianza; in particolare, i giudici avevano fatto notare che il legislatore non aveva individuato nel criterio di effettività sindacale un limite legale per la definizione dei comparti e delle aree, affidando quest’ultimo aspetto ai “rapporti di forza che possono manifestarsi” in quella sede; questa scelta non poteva ritenersi priva di ragionevolezza (art. 3 Cost.) in quanto la possibile perdita di rappresentatività era compensata dalla “semplificazione” che ne derivava in sede di contrattazione e quindi di buon andamento (art. 97 Cost.).


Non vi era per altro alcuna violazione dell’art. 2 Cost., perché le valutazioni di affiliazione sindacale, che il sistema può indurre nei singoli dipendenti (anche dirigenti), restano pur sempre affidate alla loro totale libertà nel cui ambito si colloca il criterio della convenienza come naturale criterio guida delle scelte di affiliazione verso questa o quella sigla sindacale e l’esclusione di qualche organizzazioni sindacali dalle trattative appartiene, in modo naturale e fisiologico, al nostro sistema di relazioni sindacali, fino ad oggi privo di un’adeguata legge generale sulla rappresentatività sindacale.


Del pari, non sussisteva alcune violazione dell’art. 39 Cost., perché il sistema del D.Lgs. n. 165 del 2001 individua un vero e proprio diritto a partecipare alla contrattazione, che è ragionevole (art. 3 Cost.) sia rimesso, quanto ad individuazione dei requisiti minimi per il suo sorgere, al legislatore ordinario.


Alle medesime conclusioni è giunta poi la Corte di Cassazione, che, nel rigettare il gravame proposto dall’organizzazione sindacale, ha altresì ricordato che nel ricostruire la coerenza rispetto alle regole espressamente dettate dalla Costituzione, l’ordinamento riconosce libertà piena di associazione ed attività sindacale ai dipendenti pubblici di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001 e, allorquando inserisce la contrattazione collettiva nell’ambito di una cornice regolatoria che può in taluni casi lasciar fuori – per effetto della predisposizione di regole selettive e maggioritarie – talune organizzazioni sindacali ciò fa al fine, coerente con le esigenze di una democrazia complessa, di assicurare il saldo inserimento del sistema negoziale nell’organizzazione di carattere legale – per previsione di rango costituzionale – dellaPubblica Amministrazione (art. 97 Cost.) e sulla base di criteri di cui già si è spiegata la ragionevolezza intrinseca.

Cass. civ., Sez. lav., 12 novembre 2021, n. 33801


Redazione A-I.it Avvocati Associati

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