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COVID 19 – Tutela del minore: solo videochiamata

Nel contemperamento degli interessi – il diritto alla vita familiare e il diritto alla salute – prevale il secondo, motivo per cui sono sospese le modalità di visita genitori-figli, che devono però avvenire da remoto.


Queste sono le conclusioni cui è giunta la recentissima giurisprudenza di merito sulla scorta dei chiarimenti forniti dal Governo.

In particolare, a valle dei molteplici decreti (a partire dal DPCM 11 marzo 2020 sino al DPCM 22 marzo 2020), che com’è noto hanno limitato, rectius vietato lo spostamento tra comuni, si è reso necessario comprendere come dovessero svolgersi le visite ai figli da parte dei genitori separati, in particolare da parte del genitore non affidatario. La questione non è certo di poco conto sol se si pensi che spesso i genitori non vivono nello stesso comune.

Orbene, già dopo il primo decreto adottato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Governo ha ritenuto opportuno chiarire, tramite pubblicazione sul sito istituzionale del 10 marzo 2020, che “gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio”.

Si è trattato, tuttavia, di una precisazione che ha aperto la strada ad una serie di ricorsi da parte dei genitori non affidatari: fermo restando il chiarimento offerto dal Governo, il contemperamento in concreto tra diritto alla vita familiare e diritto alla salute è ricaduto sulle spalle dei tribunali. Tribunali nel cui ambito si è invero assistito ad un’inversione di tendenza.

Mentre un primissimo provvedimento adottato dal Tribunale di Milano (11 marzo 2020/d.) ha, in accordo con i DPCM e quanto chiarito dal Governo, ribadito l’obbligo dei genitori di adottare le necessarie cautele che la situazione emergenziale richiede e dunque, nel loro rispetto, di attenersi agli accordi di separazione o divorzio in tema di affidamento dei figli, non così le decisioni successive.

È stato infatti ritenuto, in seno ad un giudizio per l’affidamento di figli nati al di fuori del matrimonio, che, nel bilanciamento tra l’interesse del minore a mantenere un rapporto significativo con il padre e l’interesse del medesimo minore a rimanere a casa per evitare il rischio di contagio da Covid-19, debba necessariamente prevalere quest’ultimo poiché derivazione diretta del diritto alla salute di matrice costituzionale, di cui all’art. 32 (Trib. Matera, 12 marzo 2020/d.).

Ciò posto, pur venendo meno la possibilità, si sottolinea temporanea, di visita del minore da parte del genitore non affidatario, è possibile cionondimeno che il rapporto prosegua ugualmente usufruendo dei molteplici strumenti che la tecnologia mette a disposizione.

In tal senso, è stato deciso che, posta la retrocessione del diritto di visita, il genitore collocatario deve consentire collegamenti in videochiamata almeno una volta al giorno per permettere rapporti continuativi tra il genitore non affidatario ed il figlio o i figli (Corte App. Lecce, 20 marzo 2020/d.). Si tratta di una modalità di facile attuazione: basti pensare alla possibilità di usufruire di strumenti quali la videochiamata tramite WhatsApp o tramite Skype per periodi di tempo uguali a quelli fissati e secondo il calendario previsto dai provvedimenti giudiziali (Corte App. Bari, 26 marzo 2020/d.).

Allo stesso modo, è stato ribadito che, stante l’attuale contesto di divieti alla circolazione della normativa sia nazionale che regionale, la disciplina delle visite non può più prevedere gli spostamenti dei minori, dovendo esser garantita la frequentazione genitori-figli con colloqui da remoto anche mediante videochiamata (Trib. Napoli, 26 marzo 2020/d.).

In sostanza, “nel contemperamento fra due fondamentali diritti, il diritto alla vita familiare (artt. 29 e 30 Cost.) e la tutela della salute (art. 32 Cost.), non può che prevalere quest’ultimo. Il diritto di visita deve considerarsi recessivo rispetto al primario interesse dei minori a non esporsi al rischio di contagio, del quale potrebbero essere veicoli essi stessi” (Trib. Bari, 27 marzo 2020/d.).

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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