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Il danno da fumo è risarcibile?

Poiché la scelta di fumare è libera, così come è libera la volontà di accettare tutte le sue conseguenze dannose, il relativo danno alla salute non è risarcibile.


La famiglia di un fumatore aveva convenuto in giudizio l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e l’Ente Tabacchi Italiani chiedendo il risarcimento del danno subito dal loro congiunto, deceduto in ragione di neoplasia epidermide al polmone, conseguenza immediata e diretta del consumo quotidiano di sigarette.

Tuttavia, sia il giudice di primo che la Corte d’Appello erano stati concordi nel rigettare le istanze risarcitorie della famiglia, conclusione cui poi è giunta in effetti anche la Corte di Cassazione.

A ben vedere, infatti , per quel che riguarda i danni da fumo attivo, la giurisprudenza già da tempo ne ha individuato la causa in un atto di volizione libero, consapevole ed autonomo di soggetto dotato di capacità di agire: in sostanza, la scelta di fumare nonostante la notoria nocività del fumo è una scelta libera.

Nell’accertamento della responsabilità civile il primo presupposto da verificare è l’esistenza del nesso eziologico tra il comportamento potenzialmente dannoso ed il danno derivato; per tale motivo, una volta verificato che il nesso non sussiste – stante appunto la libera decisione di comportarsi in una data maniera – non ha più rilevanza né l’accertamento di un’eventuale colpa, né l’accertamento di un’eventuale responsabilità cd. speciale.

Nella specie la famiglia del fumatore aveva ipotizzato una responsabilità ex art. 2050 c.c. – responsabilità per l’esercizio di attività pericolose.

Sulla scorta di tali considerazioni, correttamente il giudice di appello aveva effettuato una valutazione della sussistenza del nesso causale, necessario ai fini della esistenza della responsabilità risarcitoria tanto ex art. 2043 quanto ex art. 2050, escludendolo e ciò in applicazione del principio della “causa prossima di rilievo” costituito nella fattispecie da un atto di volizione libero, consapevole cd autonomo di soggetto dotato di capacità di agire, quale, appunto, la scelta di fumare nonostante la notoria nocività del fumo.

Motivo per cui, in definitiva, è irrilevante il tema della prova liberatoria ai sensi dell’art. 2050, tema che si sarebbe dovuto affrontare ove il presupposto del nesso causale fosse stato asseverato.

Cass., 21 gennaio 2020, n. 1165

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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