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Demansionamento del lavoratore

In caso di demansionamento del lavoratore, grava sul datore di lavoro l’onere di provare la mancanza del demansionamento o il legittimo esercizio dei suoi poteri imprenditoriali o disciplinari o l’impossibilità della prestazione per causa a lui non imputabile.

Il caso è quello di scuola: un lavoratore aveva citato in giudizio la società presso la quale era impiegato, dolendosi del demansionamento e delle discriminazioni da lui subite e chiedendo, dunque, il relativo risarcimento del danno. I giudici di merito avevano ritenuto di dover accogliere le doglianze del dipendente, asserendo, in particolare, a causa dell’immotivato mutamento dell’orario di lavoro, con sei ore di pausa ed impossibilità dell’istante di recarsi alla propria abitazione, distante dal luogo di lavoro, si era verificate un’illegittima condotta datoriale; comportamento illegittimo conseguenza altresì dell’adibizione a mansioni meramente manuali, con privazione di un apporto collaborativo nel contesto aziendale.

In effetti, viene sottolineato, fermo restando senza dubbio il potere imprenditoriale per quel che concerne l’organizzazione del lavoro, sarebbe stato onere dell’imprenditore fornire cionondimeno una ragione delle proprie scelte, soprattutto in considerazione del fatto che le medesime avessero riguardato solo un dipendente, penalizzandolo e causandogli, per altro, l’insorgenza di una patologia medica accertata in giudizio. Per tali motivi, la convenuta veniva condannata al risarcimento del danno biologico e alla reintegrazione del lavoratore nelle mansioni e negli orari di lavoro originari.

La società datrice di lavoro, dolendosi del decisum del giudice di secondo grado – sulla scorta dell’errata, sosteneva, inversione dell’onere della prova, ricorreva per Cassazione.

Gli ermellini, tuttavia, rigettavano il ricorso de quo, ricordando che quando un lavoratore alleghi un demansionamento riconducibile a inesatto adempimento dell’obbligo gravante sul datore, ai sensi dell’art. 2103 c.c., incombe su quest’ultimo l’onere di provare l’esatto adempimento dell’obbligo medesimo o attraverso la prova della mancanza in concreto del demansionamento ovvero attraverso la prova che fosse giustificato dal legittimo esercizio dei poteri imprenditoriali o disciplinari oppure, in base all’art. 1218 c.c., a causa di un’impossibilità della prestazione per causa a lui non imputabile.

Cass., 3 luglio 2018, n. 17365

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

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