Close
dipendente-stressato-dimissioni

Dipendente stressato, dimissioni revocate

Se il dipendente ha presentato le proprie dimissioni in stato di grave turbamento, derivante da mobbing, e medesime possono essere revocate.

La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione del giudice di secondo grado, ha accolto il ricorso di un lavoratore che, dopo aver presentato le proprie dimissioni, le aveva revocate asserendo che le medesime erano state presentate a causa dello stato di grave turbamento in cui versava al momento della loro presentazione, turbamento per altro dovuto alla situazione di mobbing che subiva sul luogo di lavoro.

Ebbene, gli ermellini hanno ricordato innanzitutto che, perché possa ritenersi sussistente una situazione di incapacità di intendere e di volere, come prevista dall’art. 428 c.c., costituente causa di annullamento del negozio – nella specie, dunque, delle dimissioni, non occorre la totale privazione delle facoltà intellettive e volitive, essendo sufficiente un turbamento psichico tale da impedire la formazione di una volontà cosciente, facendo così venire meno la capacità di autodeterminazione del soggetto e la consapevolezza dell’importanza dell’atto che il medesimo sta per compiere.

Per tale ragione, e non dimenticando che il diritto al lavoro gode di protezione costituzionale, una simile decisione deve essere attentamente scrutinata, esaminando ogni elemento che riguardi il lavoratore dimissionario, sia quelli afferenti al contesto lavorativo che quelli concerti l’ambito personale, elementi da cui può desumersi la sussistenza o meno di una piena capacità di discernimento.

Nel caso in esame, il dipendente, sottoposto ad una pesante condizione lavorativa, aggravata dal mobbing attuato nei suoi confronti, aveva invero presentato le dimissioni pur non avendo altro lavoro in alternativa ed avendo però una famiglia da mantenere. Risulta dunque evidente, afferma la Cassazione, che le dimissioni non erano specchio della reale volontà del lavoratore, ma solo estrema conseguenza della difficile condizione che viveva, dato che del resto lo aveva indotto a chiederne l’annullamento.

Cass., 21 novembre 2018, n. 30126

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

Condividi!

Read in this month : 19

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shares