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Dirigenti-spese-licenziamento

Dirigenti: rimborso spese e licenziamento

I viaggi all’estero non autorizzati e le conseguenti richieste di rimborso spese sono causa di licenziamento.


Queste le conclusioni della Corte di Cassazione, all’esito di una vicenda che aveva preso le mosse dalla richiesta di un dirigente che, in seno ad un ricorso in opposizione allo stato passivo dell’impresa di cui era dipendente, aveva chiesto il riconoscimento di vari crediti di lavoro, tra cui varie indennità sostituiva: la domanda si basava sulla dedotta illegittimità del licenziamento “in tronco”, intimatogli dalla società per avere egli chiesto dei rimborsi di spese non autorizzate.


I tribunali di merito avevano respinto le doglianze del dirigente ed invero alla medesima definizione del processo è poi giunta la Corte di Cassazione.


In primo luogo, i giudici hanno infatti ricordato che non rileva non solo ai fini della lesione del vincolo fiduciario tra le parti (insito nel rapporto di lavoro subordinato ed in quello dirigenziale in particolare) ma anche per la pacifica circostanza che, nella specie, si trattava di alcuni viaggi all’estero non autorizzati, in compagnia di persona non facente parte dell’organico aziendale, ritenuti dal giudice del merito concretare una giusta causa di recesso.


Per tale ragione, dunque, la Corte ha concluso asserendo che i viaggi all’estero non autorizzati e dunque i connessi illegittimi rimborsi spese sono causa di licenziamento del dirigente di azienda e gli impediscono anche di ottenere l’ammissione al passivo di vari crediti di lavoro nei confronti della società sottoposta ad amministrazione straordinaria.

Cass. civ., Sez. Lav., 3 novembre 2021, n. 31333


Redazione A-I.it Avvocati Associati

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