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Divorzio: revisione dell’obbligo di mantenimento

Obbligo di mantenimento di figli maggiorenni non autosufficienti: la sopravvenuta adozione dei figli effettuata dal nuovo marito della madre costituisce circostanza fattuale da valutarsi ai fini della modificazione, o meno, della sola entità di tale mantenimento.


La vicenda aveva preso le mosse dalla separazione di due coniugi e dalla conseguente declaratoria di cessazione degli effetti civili del loro matrimonio, che aveva statuito, naturalmente, anche sul mantenimento delle due figlie maggiorenni, ma non autosufficienti economicamente, dei due.

Tuttavia, in un secondo momento, il padre aveva con ricorso chiesto la modifica di tali condizioni, in particolare l’esclusione o comunque una notevole diminuzione dell’assegno a favore di una figlia e la riduzione dell’assegno per l’altra figlia. Chiedeva ciò sulla scorta del nuovo matrimonio contratto dall’ormai ex moglie e l’adozione delle due figlie da parte del nuovo marito di lei.

Orbene, mentre in primo grado il tribunale aveva accolto la domanda del padre, disponendo sia la revoca del contributo in favore della figlia maggiore sia la riduzione dell’assegno mensile per la seconda figlia, non dello stesso avviso si era poi mostrata la Corte d’Appello, che aveva accolto il gravame presentato appunto le figlie. I giudici avevano infatti ritenuto che l’intervenuta adozione, nelle forme di cui agli artt. 291 ss. c.c., non eliminava l’obbligo di mantenimento delle figlie a carico del padre e che comunque, ai sensi dell’art. 315-bis c.c., il figlio ha diritto di essere mantenuto. L’art. 337-septies c.c. impone l’obbligo di mantenimento a carico del genitore anche a favore del figlio maggiorenne non economicamente indipendente, obbligo sul quale non potevano incidere i rapporti esistenti tra il figlio. Per altro, l’intervenuta adozione, da parte del nuovo marito delle figlie, ormai maggiorenni, non aveva in alcun modo inciso sulle loro condizioni economiche con riguardo ai relativi rapporti con quest’ultimo.

La questione, sulla scorta del ricorso del genitore, giungeva infine dinanzi agli ermellini, che hanno modificato l’esito della vicenda, sposando, almeno in parte, le conclusioni del ricorrente.

In particolare, posto che il provvedimento di revisione dell’assegno divorzile o di quello di mantenimento dei figli, previsto dall’art. 9 l. n. 898/1970, postula non solo l’accertamento di una sopravvenuta modifica delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma anche la sua idoneità a mutare il pregresso assetto patrimoniale realizzato con il precedente provvedimento attributivo di uno dei predetti assegni, secondo una valutazione comparativa delle condizioni economiche di entrambe le parti, la Corte ha ricordato che, in ordine alla domanda concernente la revisione del contributo al mantenimento dei figli, sia minorenni che maggiorenni non economicamente autosufficienti, il giudice non può procedere ad una nuova ed autonoma valutazione dei presupposti o dell’entità dell’assegno, sulla base di una diversa ponderazione delle condizioni economiche delle parti valutate al momento della pronuncia del divorzio, ma, nel pieno rispetto delle valutazioni espresse al momento dell’attribuzione dell’emolumento, deve limitarsi a verificare se, ed in quale misura, le circostanze sopravvenute abbiano alterato l’equilibrio così raggiunto e ad adeguare l’importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione patrimoniale.

Orbene, gli ermellini hanno ribadito che senza dubbio alcuno il padre sia comunque tenuto a contribuire al mantenimento delle figlie, malgrado la loro maggiore età e l’avvenuta loro adozione da parte del nuovo marito dell’ex moglie.

Del resto, l’obbligo di mantenere il figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma si protrae, qualora questi, senza sua colpa, divenuto maggiorenne, sia tuttavia ancora dipendente dai genitori. Il persistere di un siffatto obbligo di contribuzione al mantenimento delle figlie, benché maggiorenni, nemmeno potrebbe essere escluso per il solo fatto della sopravvenuta loro adozione in ragione di quanto chiaramente disposto dell’art. 300, co. 1, c.c. (l’adottato conserva tutti i diritti e i doveri verso la sua famiglia di origine, salve le eccezioni stabilite dalla legge).

Cionondimeno, l’entità del mantenimento non può non tener conto della duplice circostanza fattuale che le figlie, per effetto dell’adozione, sono ormai stabilmente inserite nel contesto familiare creatosi per effetto del matrimonio contratto dalla loro madre, e che l’attuale marito di quest’ultima abbia provveduto continuativamente, e non solo occasionalmente, anche alle loro esigenze e necessità quotidiane: l’attuale entità del mantenimento dovuto dal genitore ben può dunque essere variata per effetto dell’apporto economico comunque fornito anche dall’adottante alle necessità ed ai bisogni dell’adottato.

Cass., 27 marzo 2020, n. 7555

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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