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Fotografie di minori: quando la loro pubblicazione può dirsi legittima?

La pubblicazione dell’immagine altrui, e dunque anche di minori, è legittima, se le immagini ritraggono scene di manifestazioni pubbliche (o anche private ma di rilevanza sociale) o altre iniziative collettive non pregiudizievoli.


I genitori di due bambine avevano convenuto in giudizio un’azienda lamentando l’utilizzo improprio del ritratto fotografico delle figlie: nella specie, gli attori avevano precisato che la convenuta aveva sfruttato illegittimamente una foto delle piccole che le ritraeva intente a giocare su uno scivolo acquatico con l’intento di sponsorizzare il proprio prodotto. Per tale ragione, la coppia chiedeva la condanna dell’azienda al pagamento del risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali arrecati.

Il giudice di primo grado aveva tuttavia rigettato le istanze risarcitorie dei genitori. Per vero, dopo aver comunque accertato l’utilizzo illecito dell’immagine delle minori per mancata prestazione del consenso, non aveva però ritenuto fornita la prova del danno – patrimoniale e non patrimoniale, danno non in re ipsa, ma necessitante di allegazione e prova.

Dello stesso parere anche la Corte d’Appello, che aveva respinto il gravame presentato dalla coppia; i giudici, in particolare, avevano ricordato che l’esposizione o la pubblicazione dell’immagine altrui a norma dell’art. 10 c.c. e della L. n. 633 del 1941, artt. 96 e 97, sul diritto d’autore, sia abusiva non soltanto quando avvenga senza il consenso della persona o senza il concorso delle altre circostanze espressamente previste dalla legge come idonee ad escludere la tutela del diritto alla riservatezza (quali la notorietà del soggetto ripreso, l’ufficio pubblico dallo stesso ricoperto, la necessità di perseguire finalità di giustizia o di polizia, oppure scopi scientifici, didattici o culturali, o il collegamento della riproduzione a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico), ma anche quando, pur ricorrendo quel consenso o quelle circostanze, l’esposizione o la pubblicazione sia tale da arrecare pregiudizio all’onere, alla reputazione o al decoro della persona medesima.

Nella specie, la fotografia in questione era stata scattata nell’ambito di un evento tenutosi in un parco acquatico, al cui ingresso era specificato che sarebbero state effettuate riprese fotografiche dell’evento di inaugurazione dello scivolo.

Alle stesse conclusioni è giunta infine la Corte di Cassazione, che del pari ha rigettato il ricorso proposto dai coniugi.

Gli ermellini, nel confermare il decisum impugnato, hanno altresì ricordato che in tema di diritto d’autore le disposizioni di riferimento, ratione temporis, sono la L. n. 633 del 1941, artt. 96 e 97 e l’art. 10 c.c. e la normativa sulla privacy L. n. 675 del 1996 (così come modificata e integrata dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 4 n. 3, in materia di consenso).

Il primo gruppo di articoli prescrive che l’esposizione o la pubblicazione dell’immagine altrui sia abusiva non soltanto quando avvenga senza il consenso della persona o senza il concorso delle altre circostanze espressamente previste dalla legge come idonee ad escludere la tutela del diritto alla riservatezza – quali la notorietà del soggetto ripreso, l’ufficio pubblico dallo stesso ricoperto, la necessità di perseguire finalità di giustizia o di polizia, oppure scopi scientifici, didattici o culturali, o il collegamento della riproduzione a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svolti in pubblico – ma anche quando, pur ricorrendo quel consenso o quelle circostanze, l’esposizione o la pubblicazione sia tale da arrecare pregiudizio all’onere, alla reputazione o al decoro della persona. Il citato art. 97, quindi, prescrive ipotesi tassative in cui non è necessario il consenso della parte, ed in particolare nel comma 2, stabilisce che “il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onere, alla reputazione od anche al decoro nella persona ritratta”.

In particolare, la pubblicazione dell’immagine altrui è legittima, in quanto aderente alle fattispecie normative di cui alla L. n. 633 del 1941, art. 97, se le immagini ritraggono scene di manifestazioni pubbliche (o anche private ma di rilevanza sociale) o altre iniziative collettive non pregiudizievoli, in cui, tuttavia, l’eventuale immagine che ritrae il minore possa considerarsi del tutto casuale ed in nessun caso mirata a polarizzare l’attenzione sull’identità del medesimo e sulla sua riconoscibilità. Nel caso in esame, viceversa, essendo la fotografia specificatamente incentrata sulle figlie degli originari attori pur nell’atto di utilizzare lo scivolo che volevasi pubblicizzare, tale circostanza legittimante la pubblicazione non può dirsi sussistente.

La normativa sulla privacy L. n. 675 del 1996, così come modificata e integrata dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 4, n. 3, in materia di consenso stabilisce che il consenso è validamente prestato solo se è espresso liberamente e specificatamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato, se è documentato per iscritto e se sono state rese all’interessato le informazioni di cui all’art. 13.4.

Cass. civ., Sez. III, 13 maggio 2020, n. 8880/o.

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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