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Il coniuge affidatario deve informare l’altro genitore delle spese straordinarie?

Non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, sussistendo a carico del coniuge non affidatario un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso.

La vicenda, nata dalla separazione personale di una coppia, ha dato modo ancora una volta alla Corte di cassazione di ribadire alcuni importanti concetti in tema di filiazione e, segnatamente, di mantenimento della prole. Gli ex coniugi non erano concordi su determinate spese ed in particolare il padre aveva fortemente criticato alcune scelte della madre concernenti spese mediche e di istruzione.

Nella specie, i giudici hanno ricordato infatti che non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, sussistendo a carico del coniuge non affidatario un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso.

Nel caso di mancata concertazione preventiva e di rifiuto di provvedere al rimborso della quota di spettanza da parte del coniuge che non le ha effettuate, la valutazione dell’esistenza in concreto dei motivi di dissenso spetta al giudice di merito, il quale è tenuto a verificare la rispondenza delle spese all’interesse del minore, mediante una valutazione improntata alla commisurazione dell’entità delle stesse rispetto all’utilità per il figlio e alla sostenibilità in relazione alle condizioni economiche dei genitori.

Ed in effetti, nel caso di specie, la sentenza impugnata aveva tenuto in considerazione, quali preponderanti elementi di fatto, non solo l’effettività delle spese sostenute dalla madre, ma anche l’infondatezza delle ragioni di dissenso, fatte valere dal padre, rispetto alle decisioni di iscrivere i figli a scuole private e di sottoporli a visite mediche private, tenendo conto sia delle abitudini precedenti della famiglia e dei genitori nell’educazione dei figli, sia dell’agiato tenore di vita della famiglia.

Si tratta di elementi che hanno consentito di ritenere che il ricorrente non fosse stato estraneo alle suddette decisioni, seppure le si consideri come integranti quelle “di maggiore interesse” per i figli, rispetto alle quali ciascuno dei coniugi ha diritto di intervenire, a norma dell’art. 155 c.c., comma 3 (oggi art. 337-ter c.c.).

Cass. civ., Sez. I, 24 febbraio 2021, n. 5059

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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