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Responsabilità medica: il tavolo operatorio non si abbandona!

È penalmente responsabile il medico che abbandona prima della fine di un intervento delicato il tavolo operatorio, nel caso in cui derivino lesioni al paziente.

La delicata vicenda vedeva protagonista un medico che, allontanatosi dall’ospedale prima della fine di un intervento nel quale figurava come secondo chirurgo, era stato ritenuto responsabile dei danni successivamente sofferti dal paziente. In particolare, proprio quest’ultimo aveva denunciato il sanitario poiché, dopo il delicato intervento volto al trattamento di una grave patologia polmonare, era vittima tuttavia di una complicanza settica causata dalla presenza di una garza di notevoli dimensioni nella cavità pleurica.

Ebbene, il danneggiato si doleva del comportamento del medico, che pur rivestendo la posizione di secondo chirurgo, non era rimasto sino alla fine dell’intervento, non controllando dunque non solo che fossero correttamente effettuate le manovre di sutura, ma anche che, a monte, fossero contati in maniera precisa sia garza che ferri e che dunque, nel caso, fossero rimossi eventuali corpi estranei. Da par suo, il sanitario riteneva che quanto accaduto non fosse da ascrivere ad una responsabilità proprio perché accaduto nel momento in cui non era presente.

Di opinione contraria, tuttavia, i giudici di secondo grado che, nel modificare quanto deciso dal tribunale, avevano ritenuto penalmente responsabile il chirurgo – ribadendo, naturalmente, la responsabilità sia del capo chirurgo che dell’intera equipe medica. La Corte faceva infatti notare che il fatto d’essersi allontanato dal tavolo operatorio prima del tempo, lungi dall’essere una scriminante, era invece un’aggravante della sua posizione.

La Corte di Cassazione ha sposato tale conclusione, che ha per altro ribadito la totale ininfluenza dell’autorizzazione ad allontanarsi fornita dal capo chirurgo al sanitario imputato: su quest’ultimo, infatti, essendo stato parte attiva dell’intervento, gravava un autonomo dovere di vigilanza. Non solo: ad aggravare la sua posizione era anche la delicatezza dell’intervento in questione, che se da un lato imponeva la verifica degli adempimenti post operatori, dall’altro necessitava dell’attenzione per la stanchezza degli altri componenti dell’equipe, in primis del capo chirurgo.

Ha chiosato, dunque, la Corte di legittimità affermando che “nel caso di intervento svolto in equipe, il chirurgo è titolare di una posizione di garanzia nei confronti del paziente che non è limitata all’ambito strettamente chirurgico, ma si estende al successivo decorso post operatorio”.

Cass. pen., 6 dicembre 2018, n. 54573

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

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