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L’insidia stradale

La figura della colpa rappresentata dalla cosiddetta “insidia stradale” postula l’accertamento di tre elementi: la non visibilità, la non prevedibilità e l’inevitabilità del pericolo in relazione al normale uso della strada.

Nella vicenda de qua, una donna citava in giudizio il comune per sentirlo condannare al risarcimento dei danni da lei sofferti a seguito di un sinistro. In particolare, l’attrice deduceva che mentre percorreva a piedi una strada, giunta nella zona del parcheggio riservata ai disabili inciampava e cadeva a terra a causa di una profonda buca che si era formata sul manto stradale, in alcun modo segnalata e cautelata con apposite misure di sicurezza; la caduta aveva provocato una frattura alla gamba, alla quale seguiva poi un’operazione.

Da par sua, il comune riteneva che la responsabilità del sinistro fosse da ascriversi esclusivamente all’attrice, atteso che con l’ordinaria diligenza avrebbe potuto evitare la buca che, tra l’altro, era ben visibile. Ad ogni caso, proseguiva, l’abbassamento del livello del manto stradale di dimensioni rilevanti per estensione poteva essere scansato ed osservato con facilità, con la conseguenza che nel caso di specie non fossero rinvenibili i requisiti richiesti dalla legge per poter parlare di insidia e/o trabocchetto.

Ciò posto, il giudice ha ritenuto doversi rigettare la domanda dell’attrice.

Il tribunale ha infatti ricordato che sulla responsabilità della P.A. per danni conseguenti ad omessa o insufficiente manutenzione stradale in relazione alla clausola generale del neminem laedere è noto che la giurisprudenza ha elaborato la figura della colpa rappresentata dalla cosiddetta “insidia stradale”, la cui configurabilità postula l’accertamento di tre elementi: la non visibilità, la non prevedibilità e l’inevitabilità del pericolo in relazione al normale uso della strada.

Ebbene nel caso di specie appare evidente la non configurabilità dell’insidia stradale perché i requisiti ora richiamati non trovano supporto alcuno.

Ancora, occorre poi tenere presente che la Corte di Cassazione, sulla responsabilità da cose in custodia, ha espresso il principio in virtù del quale in linea generale non si può escludere l’applicabilità dell’art. 2051 cc nei confronti dell’ente proprietario se i beni hanno una notevole estensione, tale da non consentire una idonea vigilanza per evitare situazioni di pericolo. Agli enti pubblici proprietari di strade aperte al pubblico transito è in linea generale applicabile l’art. 2051 cc in riferimento alle situazione di pericolo connesse con la struttura o le pertinenze della strada, indipendentemente dalla sua estensione.

Per quanto riguarda l’indagine sulla diligenza dell’ente proprietario e sull’adeguatezza del suo intervento la Corte sottolinea che si tratta “di profili che rilevano nell’ambito dell’accertamento della responsabilità ai sensi dell’art. 2043 c.c. e non in relazione all’art. 2051 c.c”. La P.A. per escludere la responsabilità deve, infatti, provare che il danno si è verificato per caso fortuito, non ravvisabile come conseguenza della mancata prova da parte del danneggiato dell’esistenza dell’insidia”. Il danneggiato dell’incidente “non deve provare l’insidia così come non ha l’onere di provare la condotta omissiva o commissiva del custode, essendo sufficiente che provi l’evento danno ed il nesso di causalità con la cosa.

Si tratta di criteri che devono ora essere verificati con riferimento al caso concreto; criteri che ancora una volta no hanno trovato riscontro.

Trib. Perugia, 6 maggio 2019, n. 360

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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