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La responsabilità del genitore


La responsabilità del genitore per i danni subiti dal figlio, in conseguenza del suo inadempimento agli obblighi di mantenimento, istruzione, educazione ed assistenza, non è esclusa o limitata dalla circostanza che anche l’altro genitore possa non avere correttamente adempiuto ai rispettivi doveri.

Nella vicenda in esame, un figlio, divenuto maggiorenne, agiva in giudizio nei confronti del padre per ottenere il risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, derivanti dalla assunta violazione, da parte di quest’ultimo, dei suoi obblighi di genitore – in particolare, quello di mantenerlo, istruirlo ed educarlo.

Il tribunale accoglieva la domanda e condannava il genitore; quest’ultimo tuttavia si rivolgeva poi alla Corte d’Appello. anche in tale sede veniva però confermata la sua responsabilità.

Non pago, la questione giungeva all’attenzione della Corte di Cassazione, dove, ancora una volta, è stato rigettato il suo gravame.

Nella specie, il ricorrente aveva lamentato l’omesso esame dalla condotta della madre dell’attore, che avrebbe omesso di prendere atto delle problematiche comportamentali del figlio e porvi rimedio. Si tratta di una circostanza di fatto che non può in alcun modo ritenersi decisiva per l’esito della controversia.

La responsabilità del genitore per i danni subiti dal figlio, in conseguenza del suo inadempimento ai propri obblighi di mantenimento, istruzione, educazione ed assistenza, non può ritenersi esclusa o limitata dalla circostanza che anche l’altro genitore possa non avere correttamente adempiuto ai rispettivi doveri.

La responsabilità e gli obblighi derivanti dal rapporto di filiazione (tra cui quello di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli) gravano su entrambi i genitori, non certo solo su quello convivente e, tanto meno, addirittura, solo su quello più attivamente presente; di essi ciascun genitore risponde quindi integralmente.

Si tratta di obblighi, per altro, che gravano addirittura sul genitore naturale che non abbia riconosciuto il figlio, motivo per cui a maggior ragione essi graveranno su quello che sia rimasto semplicemente “assente”, cioè di fatto si sia sottratto all’adempimento dei suddetti obblighi senza alcuna ragione.

Cass., 27 maggio 2019, n. 14382

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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