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La responsabilità risarcitoria della struttura sanitaria

La responsabilità risarcitoria della struttura sanitaria, per l’inadempimento e/o per l’inesatto adempimento delle prestazioni dovute in base al contratto di spedalità, va inquadrata nella responsabilità da inadempimento ex art. 1218 c.c..

La vicenda aveva visto un paziente citare sia la struttura sanitaria presso la quale era stato operato sia il medico che se ne era occupato, per sentir dichiarare la responsabilità, contrattuale ed extracontrattuale, per quel che concerneva i danni, patrimoniali e non, dal medesimo patiti in occasione del ricovero.

Nella specie, a seguito di una caduta accidentale avvenuta in casa, l’attore aveva riportato un trauma al ginocchio sinistro; per tale motivo, dopo gli accertamenti del caso, seguendo il suggerimento del medico cui si era rivolto, decideva di sottoporsi ad un intervento in artroscopia con anestesia spinale. Il giorno successivo all’operazione, il paziente veniva dimesso nonostante lamentasse la mancata sensibilità a tutta la gamba e l’impossibilità di muovere il piede. Tali disturbi, che si erano protratti per più di due anni – a nulla risolvendo la fisioterapia e le molteplici visite di controllo cui l’attore si era cionondimeno sottoposto, avevano causato una forte limitazione delle normali attività, sia concernenti la vita quotidiana che relative alla vita lavorativa.

Orbene, il tribunale, a fronte delle richieste attoree, ha riconosciuto invero la sola responsabilità della struttura sanitaria. Del resto, come ha ricordato il giudice, posto che, nell’ambito dello svolgimento del processo, il danno patito dal paziente era stato pienamente provato come conseguenza, sia materiale che eziologica, dell’attività sanitaria posta in essere all’interno della struttura sanitaria convenuta, il rapporto di assistenza e cura che si instaura tra paziente e struttura sanitaria consente l’applicazione del meccanismo della responsabilità contrattuale, con tutto quel che ne consegue in termini di onere probatorio; la struttura sanitaria, per esser dichiarata esente da responsabilità, avrebbe dovuto dunque dimostrare che il danno, avvenuto al suo interno, sia stato provocato da fatto imprevedibile e da causa a sé non imputabile, prova che nella specie non è stata raggiunta (artt. 1218 e 1228 c.c.).

Si tratta di principi che, affermati più volte da un’ormai granitico orientamento di legittimità, ha visto il suo recepimento di recente ad opera della l. n. 24/2017, il cui art. 7, co. 1, afferma che “la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell’adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c., delle loro condotte dolose o colpose”.”

Il nosocomio, dunque, per essere esonerato dalla responsabilità risarcitoria nei confronti del paziente, deve fornire la prova positiva che le conseguenze dannose di tale condotta non le sono imputabili a titolo di inadempimento delle obbligazioni oggetto del contratto di spedalità.

Nel caso in esame, al contrario era emersa la prova dell’inesatto adempimento della prestazione principale, ossia la prestazione sanitaria, da parte della struttura, condannata dunque al risarcimento del danno.

Al contrario, nessun rilievo il giudice ha ritenuto doversi contestare al sanitario: dopo aver ricordato che, ad opera della c.d. legge Balduzzi, l. n. 189/2012 la relativa responsabilità è stata incasellata nell’ambito di quella aquiliana (art. 2043 c.c.), il tribunale ha preso atto dell’accertamento, compiuto durante il processo, da cui era risultato che invero l’intervento condotto dal medico era stato eseguito a regola d’arte.

Trib. Milano, Sez. I, 25 ottobre 2018, n. 10798

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

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