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Il lavoro a progetto

Lavoro a progetto: il progetto deve risultare specifico, deve essere gestito autonomamente dal collaboratore e tendere, nel rispetto del coordinamento con l’organizzazione del committente, ad un risultato.

Queste le conclusioni della Corte di Cassazione nell’ambito di una vicenda avente ad oggetto contratti di collaborazione coordinata e continuativa, rispetto ai quali, si era fatto notare, non era configurabile alcun progetto conforme ai requisiti previsti dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 61, comma 1, essendo risultato che i collaboratori avevano esclusivamente svolto attività di consegna di pizze a domicilio e cioè un’attività, meramente esecutiva e del tutto priva di autonomia, coincidente con una parte di quella unitariamente esercitata dall’impresa committente e non distinguibile da essa.

Orbene, gli ermellini, nell’affermare che l’attività in questione non può in alcun modo essere assimilata ad un lavoro a progetto, hanno ricordato che il progetto (come il programma di lavoro o fase di esso):
(a) deve risultare specifico, nel senso della individuazione di un “contenuto caratterizzante” (art. 62, comma 1, lett. b) e cioè di una indicazione, da inserirsi nel contratto, che ne delimiti con chiarezza e precisione l’oggetto e la portata;
(b) deve essere gestito autonomamente dal collaboratore;
(c) tendere, nel rispetto del coordinamento con l’organizzazione del committente, ad un risultato, vale a dire al conseguimento di un obiettivo definito, che, se pure non eccezionale o del tutto sconnesso rispetto alla ordinaria e complessiva attività di impresa, deve nondimeno da questa essere concretamente distinguibile e tale da integrare un apporto collaborativo non circoscritto a un segmento distinto di una più ampia organizzazione produttiva.

In tema di contratto di lavoro a progetto, il regime sanzionatorio articolato dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 69 pur imponendo in ogni caso l’applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato, contempla due distinte e strutturalmente differenti ipotesi, atteso che, al comma 1, sanziona il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa instaurato senza l’individuazione di uno specifico progetto, realizzando un caso di c.d. conversione del rapporto ope legis, restando priva di rilievo l’appurata natura autonoma dei rapporti in esito all’istruttoria, mentre al comma 2 disciplina l’ipotesi in cui, pur in presenza di uno specifico progetto, sia giudizialmente accertata, attraverso la valutazione del comportamento delle parti posteriore alla stipulazione del contratto, la trasformazione in un rapporto di lavoro subordinato in corrispondenza alla tipologia negoziale di fatto realizzata tra le parti.

Cass. civ., Sez. Lav., 28 ottobre 2020, n. 23768

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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