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Lavoro e prescrizione: termine decennale per il diritto all’indennità da ferie non godute

Il diritto all’indennità da ferie non godute, alla luce del criterio della sua natura mista, sia risarcitoria che retributiva, si prescrive nel termine ordinario di dieci anni.


La vicenda aveva visto un dipendente di una società di assicurazioni citare in giudizio la medesima perché venisse accertato che egli aveva assolto, fin dalla data di assunzione, mansioni superiori rispetto a quelle di inquadramento e dunque il suo diritto alla qualifica di funzionario di I grado o comunque, in via subordinata, a quella di impiegato di VI e V livello, con conseguente contestuale diritto alle relative differenze retributive; chiedeva, per altro, la corresponsione dell’indennità da ferie non godute.

Il giudice di primo grado aveva tuttavia rigettato la domanda e allo stesso modo aveva deciso anche la Corte d’Appello: in effetti i giudici avevano ritenuto applicabile e già infruttuosamente decorso il termine di prescrizione quinquennale per tutte le voci componenti il credito, stante la mancanza di stabilità reale del rapporto di lavoro intrattenuto con la società convenuta.

Il dipendente proponeva così ricorso per Cassazione, che ha ritenuto, al contrario, doversi accogliere tale gravame.

In particolare, gli ermellini hanno evidenziato la Corte d’Appello ha respinto le doglianze del ricorrente, per quel che concerne l’indennità sostitutiva delle ferie non godute, semplicemente considerando tale indennità come avente natura retributiva e deducendo dunque l’applicabilità al corrispondente credito del termine di prescrizione quinquennale di cui all’art. 2948 c.c., anziché di quello decennale invocato dall’appellante sulla scorta della natura risarcitoria dell’indennità medesima.

La Corte di Cassazione ha destituito di fondamento tale tesi. Più volte infatti, la giurisprudenza di legittimità ha risolto la questione alla luce del criterio della natura mista dell’indennità in questione, sia risarcitoria che retributiva, a fronte della quale deve si ritenere prevalente, ai fini della verifica della prescrizione, il carattere risarcitorio, volto a compensare il danno derivante dalla perdita del diritto al riposo.

A tale diritto invero deve essere assicurata la più ampia tutela applicando il termine ordinario decennale, mentre la natura retributiva, quale corrispettivo dell’attività lavorativa resa in un periodo che avrebbe dovuto essere retribuito ma non lavorato, assume rilievo allorché ne debba essere valutata l’incidenza sul trattamento di fine rapporto, ai fini del calcolo degli accessori o dell’assoggettamento a contribuzione.

Cass., 10 febbraio 2020, n. 3021

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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