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Lavoro-rivendicazione-retribuzione

Lavoro: la rivendicazione della retribuzione

Qualora il lavoratore agisca per ottenere la retribuzione contrattuale, una volta assodata l’esistenza del rapporto di lavoro subordinato, grava sul datore l’onere di provare di aver adempiuto alle proprie obbligazioni oppure che è intervenuta una causa esonerativa delle stesse totale o parziale.


La vicenda de qua aveva visto un dipendente ricorrere nei confronti del suo datore di lavoro, lamentando la mancata corresponsione del pagamento dell’ultima busta paga, comprensiva di E.D.R. – elemento distinto della retribuzione, festività, premio di produzione, rateo di tredicesima, indennità di liquidazione e bonus ex d.l. 66/2004 .

Il giudice ingiungeva decreto alla società per il pagamento della somma richiesta dal ricorrente; avverso tale decreto, tuttavia, la società aveva poi proposto opposizione.

Orbene, il tribunale, nell’accogliere parzialmente l’opposizione, ha fornito degli utili chiarimenti in tema di riparto dell’onere della prova.

In tema di prova dell’inadempimento di una obbligazione, il creditore che agisca per l’adempimento deve soltanto provare la fonte, negoziale o legale, del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa, costituito dall’avvenuto adempimento.

Qualora si tratti di lavoratore che agisca per ottenere la retribuzione contrattuale, il fatto costitutivo di tale pretesa è l’esistenza del rapporto di lavoro subordinato nei parametri necessari e sufficienti per la determinazione del sinallagma contrattuale, mentre grava sul datore di lavoro l’onere di provare di aver adempiuto alle proprie obbligazioni oppure che è intervenuta una causa esonerativa delle stesse totale o parziale.

Ciò posto in relazione all’onere probatorio, il tribunale ha altresì precisato che, per quel che concerne la determinazione dell’importo dovuto al lavoratore, l’accertamento e la liquidazione dei crediti pecuniari del lavoratore per differenze retributive debbono infatti essere effettuati al lordo delle ritenute contributive e fiscali, tenuto conto, quanto alle prime, che la trattenuta, da parte del datore di lavoro, della parte di contributi a carico del lavoratore è prevista, dall’art. 19, legge 4 aprile 1952, n. 218, in relazione alla sola retribuzione corrisposta alla scadenza, ai sensi dell’art. 23, comma primo, medesima legge; e che il datore di lavoro, che non abbia provveduto al pagamento dei contributi entro il termine stabilito, è da considerare – salva la prova di fatti a lui non imputabili – debitore esclusivo dei contributi stessi (anche per la quota a carico del lavoratore.

Trib. Salerno, Sez. Lav., 22 gennaio 2020, n. 125

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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