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La licenza commerciale: quando può essere sospesa o revocata?

La sospensione e la revoca della licenza commerciale relativa ad un esercizio pubblico può essere disposta non solo nel caso in cui, in tali luoghi, si verifichino tumulti o gravi disordini, ma anche qualora gli stessi siano ritrovo abituale di persone pregiudicate o pericolose.


La questione risolta dal giudice amministrativo aveva preso le mosse dall’impugnazione di un decreto con il quale il questore aveva disposto la sospensione per quarantacinque giorni dell’attività di un pubblico esercizio a causa dell’aggressione subita da una giovane la quale, passeggiando in prossimità del locale accompagnata da un’amica, veniva importunata da un avventore del locale, il quale, infastidito dal disappunto di lei, la colpiva con uno schiaffo. Peculiarità della vicenda è che l’uomo versava in stato di ebbrezza, come del resto si trovavano in tale condizione le persone che, in sua compagnia, si trovavano presso il locale.

Non solo. Il locale non era nuovo ad episodi di tal fatta, pregiudizievoli per l’ordine e la sicurezza, ragion per cui era già stato da un precedente decreto di sospensione dell’attività per trenta giorni.

Il T.A.R. ha rigettato il ricorso sulla scorta della corretta applicazione dell’art. 100 TULPS: tale norma, nel prevedere la possibilità per il Questore di sospendere la licenza di un esercizio nel quale si sono verificati disordini o gravi tumulti o, ancora, che è ritrovo abituale di persone pregiudicate o pericolose – non svolge funzione sanzionatoria, ma di prevenzione generale, quindi cautelare con riferimento a fatti che possono nuocere alla pubblica e privata incolumità; di conseguenza detto provvedimento resta valido ed efficace anche a prescindere dalla personale responsabilità del titolare del locale entro cui avviene la somministrazione o dell’esercente detta specifica attività.

Per altro, la misura della sospensione della licenza di esercizio risponde alla ratio di produrre un effetto dissuasivo sui soggetti ritenuti pericolosi, i quali da un lato sono privati di un luogo di abituale aggregazione e dall’altro sono resi avvertiti della circostanza che la loro presenza in detto luogo è oggetto di attenzione da parte delle autorità preposte, indipendentemente dalla responsabilità dell’esercente, non necessitando quindi di specificata e aggravata motivazione.

Il decreto costituisce infatti una misura di prevenzione generale, finalizzata ad allontanare i soggetti pericolosi dai luoghi e persino dalle occasioni nel cui contesto essi sono dediti a comportamenti contrari all’ordine pubblico, di modo che l’obbligo motivazionale, pur incombente sull’Amministrazione, risulta puntualmente assolto quando siano richiamate, come è avvenuto nel caso di specie, le condotte accertate dagli organi di pubblica sicurezza e sia inoltre specificata la loro attitudine ad incidere sui beni giuridici oggetto di tutela (l’ordine pubblico, la sicurezza individuale, la pubblica incolumità, ecc.).

T.A.R. Friuli-Venezia Giulia, Trieste, Sez. I, 17 settembre 2019, n. 382

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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