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Linee guida: la Cassazione ne ridimensiona la portata

La Cassazione ridimensione lo portata delle linee guida, ritenendo che anche una condotta difforme possa essere cionondimeno diligente.

L’arresto della Corte di legittimità è stato occasionato dalle doglianze dei parenti di un soggetto purtroppo defunto a causa, sostenevano, delle cure errate; in particolare, quel che veniva contestato era la decisione, presa dal medico, di ridurre la somministrazione di eparina, evenienza che i medesimi ritenevano avesse condotto alla trombosi venosa profonda, causa della morte del familiare.

Orbene, trattandosi di un comportamento medico che senza alcun dubbio si discostava dalle linee guida da seguire in casi simili, gli istanti chiedevano dichiararsi la responsabilità del sanitario, e dunque della struttura nella quale il medesimo aveva operato, e il conseguente risarcimento del danno.

Mentre il tribunale aveva accolto le doglianze dei parenti, di diverso avviso la Corte d’Appello, per la quale invece non sarebbe stata dimostrata la responsabilità del sanitario mancando la prova del nesso causale tra la sua condotta colposa e il danno.

La Corte di Cassazione, nel confermare il decisum del giudice di secondo grado, ha compiuto per altro un passo in più. Gli ermellini hanno infatti affermato che il fatto che il sanitario non si sia attenuto alle linee guida generalmente condivise per la somministrazione di eparina non è un fatto decisivo. E ciò perché, innanzitutto, le c.d. linee giuda (ossia le leges artis sufficientemente condivise almeno da una parte autorevole della comunità scientifica in un determinato tempo) “non rappresentano un letto di Procuste insuperabile”.

Si tratta invero solo di un parametro di valutazione della condotta del medico: di norma una condotta conforme alle linee guida è considerata diligente, al contrario una condotta difforme dalle medesima viene considerata negligente o imprudente. Ma ciò non impedisce che una condotta difforme dalle linee guida possa essere ritenuto diligente se nel caso di specie esistevano particolarità tali che imponevano di non osservarle – per esempio, nel caso in cui le linee guida prescrivano la somministrazione di un farmaco verso il quale il paziente abbia una conclamata intolleranza ed il medico perciò non lo somministri; per la medesima ragione, anche una condotta conforme alle linee de quibus potrebbe essere ritenuta colposa, avuto riguardo alla particolarità del caso concreto – ad esempio liddove le linee medesime suggeriscano l’esecuzione di un intervento chirurgici d’elezione ed il medico vi si attenga, nonostante le condizioni pregresse del paziente non gli consentissero di sopportare un’anestesia totale.

In sostanza, la Corte di Cassazione, non ritenendo di poter qualificare le linee guida come un parametro rigido e insuperabile di valutazione della condotta del medico, ha confermato quanto deciso in sede di appello, non ravvisando dunque la responsabilità colposa del sanitario.

Cass., 30 novembre 2018, n. 30998/o.

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

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