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Locazione della cosa comune

La locazione della cosa comune da parte di uno dei comproprietari rientra nell’ambito della gestione di affari ed è soggetta alle regole di tale istituto.

La vicenda era nata dalla chiamata in causa da parte dell’Amministrazione giudiziaria di una ditta di due soggetti, chiedendo che venissero condannati solidalmente al pagamento di quanto dovuto per l’occupazione di un immobile, con annesso terreno retrostante, da loro detenuto da quasi vent’anni di proprietà per metà della ditta.

Orbene, il giudice di primo grado aveva ritenuto doversi rigettare la domanda di condanna non risultando provata l’occupazione di una parte dell’immobile. Dello stesso parere, la Corte d’Appello successivamente adita.

Al contrario, la Corte di Cassazione, investita della questione, ha ribaltato il decisum.

Gli ermellini hanno infatti ricordato che la locazione della cosa comune da parte di uno dei comproprietari rientra nell’ambito della gestione di affari ed è soggetta alle regole di tale istituto, tra le quali quella di cui all’art. 2032 c.c., sicché, nel caso di gestione non rappresentativa, il comproprietario non locatore può ratificare l’operato del gestore e, ai sensi dell’art. 1705 c.c., comma 2, applicabile per effetto del richiamo al mandato contenuto nel citato art. 2032 c.c., esigere dal conduttore, nel contraddittorio con il comproprietario locatore, la quota dei canoni corrispondente alla rispettiva quota di proprietà indivisa.

Tale conclusione ha il vantaggio di tutelare l’affidamento del terzo nel regolamento d’interessi originario, poiché egli non è tenuto a subire gli effetti delle sopravvenute modifiche della volontà di contrarre che si verificano tra i comproprietari dell’immobile concesso in godimento, e gli interessi del comunista non comodante, il quale, ove sia a conoscenza della intenzione del comproprietario di addivenire ad una locazione del bene comune, può manifestare preventivamente il proprio dissenso, il che lo esonererebbe, ai sensi dell’art. 2031 c.c., comma 2, dal dovere di adempiere le obbligazioni che il gestore abbia assunto, anche in nome proprio, e di rimborsargli le spese sostenute.

Cass., 10 settembre 2019, n. 22540

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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