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Locazione finanziaria e clausola compromissoria

Il cessionario di credito, nascente da contratto nel quale sia inserita una clausola compromissoria, non subentra nella titolarità del distinto e autonomo negozio compromissorio e non può pertanto invocare detta clausola nei confronti del debitore ceduto.

La vicenda de qua aveva preso le mosse dalla stipulazione di un contratto di locazione finanziaria tra una società ed una banca per l’edificazione di un’area urbana; la banca aveva poi conferito alla società in questione un mandato con rappresentanza per sottoscrivere per suo conto, tra l’altro, i conferenti contratti di appalto.

I contratti erano stati stipulati con un consorzio e a posteriori era nata una controversia per danni da infiltrazioni nelle strutture prefabbricate; la società, dunque, avvalendosi della clausola compromissoria inserita, aveva proposto il giudizio arbitrale finalizzato a ottenere la condanna dell’appaltatore ai sensi dell’art. 1669 c.c. La domanda veniva accolta ed il Consorzio aveva di conseguenza impugnato impugnò il lodo per nullità, sostenendo, per quel che interessa, che la società non avrebbe potuto esser considerata parte del contratto nel quale era contenuta la clausola compromissoria, poiché il principio di autonomia della suddetta clausola impediva l’automatica successione nei diritti e negli obblighi da essa derivanti.

La Corte d’Appello aveva respinto la doglianza del Consorzio, ragion per cui la questione giungeva all’attenzione della Corte di Cassazione, che, tuttavia, ha rigettato il gravame.

In effetti, i giudici hanno evidenziato che il principio implicante l’impossibilità di invocare la clausola in base al connotato di autonomia che la distingue è che il cessionario di credito, nascente da contratto nel quale sia inserita una clausola compromissoria, non subentra nella titolarità del distinto e autonomo negozio compromissorio e non può pertanto invocare detta clausola nei confronti del debitore ceduto, anche se quest’ultimo può avvalersi della clausola compromissoria nei confronti del cessionario, atteso che – si dice – il debitore ceduto si vedrebbe altrimenti privato del diritto di far decidere ad arbitri le controversie sul credito in forza di un accordo tra cedente e cessionario al quale egli è rimasto estraneo.

Si tratta di un principio che non viene in considerazione le volte in cui si accerti che il contratto, contenente la clausola, verta invece proprio con la parte che l’abbia invocata.

Nel caso in esame, la situazione che si è profilata è esattamente quest’ultima.

Cass. civ., Sez. I, 23 marzo 2021, n. 8085
Redazione A-I.it Avvocati Associati

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