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Mantenimento dei figli e compiti dei genitori

Compiti dei genitori: per quanto possibile, devono essere assecondate le inclinazioni naturali e le aspirazioni del figlio, consentendogli di orientare la sua istruzione in conformità dei suoi interessi e di cercare un’occupazione appropriata al suo livello sociale e culturale.


Il giudice di primo grado, dopo aver pronunciato la cessazione degli effetti civili del matrimonio di una coppia, aveva poi posto a carico dell’ex marito l’obbligo di corrispondere un assegno divorzile nonché l’obbligo di contribuire al mantenimento della figlia e la partecipazione alle spese straordinarie.


Orbene giunta la vicenda all’attenzione della Corte di Cassazione, i giudici hanno fornito interessanti chiarimenti.


In relazione all’assegno divorzile, la Corte ha precisato che, avuto riguardo alla funzione non solo assistenziale, ma anche compensativa e perequativa di tale contributo, la verifica dell’inadeguatezza dei mezzi economici a disposizione del richiedente e dell’incapacità di procurarseli per ragioni obiettive richiede in primo luogo una valutazione delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, da condursi alla stregua degl’indicatori previsti dalla L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, prima parte in modo tale da accertare se l’eventuale rilevante disparità della situazione economico-patrimoniale dei coniugi dipenda dalle scelte di conduzione della vita familiare adottate e condivise in costanza di matrimonio, con sacrificio delle aspettative professionali e reddituali di una delle parti, in funzione dell’assunzione di un ruolo trainante endofamiliare, in relazione alla durata, quale fattore di cruciale importanza nella valutazione del contributo di ciascun coniuge alla formazione del patrimonio comune e/o del patrimonio dell’altro coniuge, oltre che delle effettive potenzialità professionali e reddituali valutabili alla conclusione della relazione matrimoniale, anche alla luce dell’età del coniuge richiedente e della conformazione del mercato del lavoro.


La conferma dell’obbligo, posto a carico del controricorrente, di contribuire al mantenimento dell’unica figlia nata dal matrimonio, maggiorenne ma ancora impegnata negli studi universitari, trova infatti giustificazione nel consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui il predetto obbligo non cessa immediatamente ed automaticamente per effetto del raggiungimento della maggiore età da parte del figlio, ma perdura finché non venga fornita la prova che quest’ultimo ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per potere essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta. Nell’escludere la sussistenza di cause ostative, l’accertamento dev’essere effettuato tenendo conto dell’età, delle aspirazioni e dell’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica da parte del figlio, nonché dell’impegno dallo stesso profuso nella ricerca di un’occupazione e, più in generale, della complessiva condotta personale da lui tenuta dal momento del raggiungimento della maggiore età.


Se è vero, infatti, che il diritto del figlio al mantenimento, anche dopo il raggiungimento della maggiore età, non esclude il suo dovere di adoperarsi per rendersi quanto prima economicamente autonomo, impegnandosi con profitto negli studi o nella formazione professionale ed attivandosi, completati gli stessi, per il reperimento di un’occupazione adeguata alle proprie capacità ed alla propria specializzazione, nonché compatibile con le opportunità reali offerte dal mercato del lavoro, è anche vero, però, che è compito dei genitori di assecondare, per quanto possibile, le inclinazioni naturali e le aspirazioni del figlio, consentendogli di orientare la sua istruzione in conformità dei suoi interessi e di cercare un’occupazione appropriata al suo livello sociale e culturale, anche mediante la somministrazione dei mezzi economici a tal fine necessari, senza forzarlo ad accettare soluzioni indesiderate.


Cass. civ., Sez. I, 23 agosto 2021, n. 23318


Redazione A-I.it Avvocati Associati

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