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Patti successori: quando sono integrati?

Patti successori: per stabilire se una determinata pattuizione ricada sotto la comminatoria di nullità occorre accertare una serie di precisi requisiti.

Il figlio di un collezionista d’arte, deceduto, aveva ottenuto due decreti ingiuntivi nei confronti degli altri due fratelli per il pagamento di complessivi di una somma che a lui spettava in forza di scrittura privata sottoscritta dai germani, che si erano impegnati a corrispondergli una rendita vitalizia, suddivisa in quattro rate e si erano poi resi inadempienti al pagamento delle tre rate.


I fratelli avevano proposto opposizione avverso i decreti, deducendo che la rendita era stata costituita sulla scorta di scrittura privata che prevedeva in capo all’altro fratello l’obbligo di custodire e gestire, possibilmente incrementandone il valore, una collezione di opere d’arte, con obbligo di non compiere operazioni che ne diminuissero il valore e di non spossessarsene, collezione che veniva però asportata in luogo ignoto; per cui, a fronte dell’inadempimento dell’obbligazione di non spossessarsi della collezione e di non diminuirne il valore, essi avevano interrotto i pagamenti della rendita. Avevano dunque chiesto la risoluzione per inadempimento, ovvero la declaratoria di nullità o inefficacia degli accordi, in subordine la declaratoria di nullità ex art. 458 c.c., e la ripetizione di quanto già versato.


Il giudice di primo grado aveva accolto l’opposizione, dichiarando la nullità della scrittura privata per contrasto con l’art. 458 c.c.


Al contrario, la Corte d’Appello aveva poi accolto il gravame del primo fratello, confermando l’efficacia dei decreti ingiuntivi.


Dello stesso parere, infine, la Corte di Cassazione, che, in tema di patti successori, ha fornito una serie di importanti precisazioni.


I giudici hanno ricordato infatti che, ai sensi dell’art. 458 c.c., comma 1, seconda parte, sono patti successori le convenzioni che abbiano per oggetto la costituzione, trasmissione o estinzione di diritti relativi ad una successione non ancora aperta e facciano, così, sorgere un vinculum iuris, di cui la disposizione ereditaria rappresenti l’adempimento. Per stabilire, quindi, se una determinata pattuizione ricada sotto la comminatoria di nullità di cui all’art. 458 c.c., occorre accertare:

1) se il vincolo giuridico con essa creato abbia avuto la specifica finalità di costituire, modificare, trasmettere o estinguere diritti relativi ad una successione non ancora aperta;
2) se la cosa o i diritti formanti oggetto della convenzione siano stati considerati dai contraenti come entità comprese nella futura successione debbano comunque essere compresi nella stessa;
3) se il promittente abbia inteso provvedere in tutto o in parte della propria successione, così privandosi dello ius poenitendi;
4) se l’acquirente abbia contratto o stipulato come avente diritto alla successione stessa;

5) se il convenuto trasferimento, del promittente al promissario, debba avere luogo mortis causa ossia a titolo di eredità o di legato.

Cass. civ., Sez. II, 24 maggio 2021, n. 14110

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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