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Pregiudizio-lavoratore-onnicomprensivo

Pregiudizio al lavoratore: l’indennità ha carattere onnicomprensivo

L’indennità ex art. 32, co. 5, L. 183/2010, ha carattere forfetizzato ed onnicomprensivo, motivo per cui ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore.


Un dipendente aveva citato in giudizio l’azienda presso la quale lavorava, dolendosi del suo comportamento; nella specie, il ricorrente era stato assunto con contratto a termine giustificato dall’esigenza di sostituire il personale assente in quel periodo. Si trattava, tuttavia, di contratto radicalmente nullo, stante la genericità della causale; per altro, presso l’ufficio cui era stato destinato non era stata effettuata la previa valutazione dei rischi. La risoluzione del rapporto, intimata dalla convenuta, era dunque illecita, con conseguente diritto al risarcimento del danno nonché alla reintegrazione o alla riammissione nel posto di lavoro, con le mansioni di assunzione.

Il dipendente aveva dunque chiesto in primo grado la conversione del rapporto di lavoro a termine in uno a tempo indeterminato fin dall’origine, l’ordine alla società di riammetterlo in servizio e la condanna della società al pagamento di tutte le retribuzioni maturate e maturande.

Il giudice di primo grado, in effetti, aveva accolto la domanda del ricorrente, dichiarando nullo il termine finale per genericità della causale e dichiarando altresì esistente tra le parti un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con conseguente condanna dalla convenuta a pagare al ricorrente, a titolo risarcitorio, tutte le retribuzioni dalla costituzione in mora fino all’effettiva ricostituzione del rapporto di lavoro.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è posta poi la Corte d’Appello.

I giudici hanno infatti ricordato che l’art. 32, co. 5, L. 183/2010, è volto ad introdurre un criterio di liquidazione del danno di più agevole, certa ed omogenea applicazione, rispetto alle “obiettive incertezze verificatesi nell’esperienza applicativa dei criteri di commisurazione del danno secondo la legislazione previgente”.

Per tal ragione, come aveva già avuto modo di precisare la Corte Costituzionale, il risarcimento, seppur nella misura forfettizzata ivi prevista, è sempre dovuto in favore del lavoratore, a prescindere dalla costituzione in mora del datore di lavoro e dall’esistenza stessa di un danno effettivo per il lavoratore, non assumendo, nella struttura della norma, alcun rilievo l’aliunde perceptum, che non vale più a delimitare la misura del danno risarcibile dal creditore della prestazione, tenuto ad adempiere l’obbligazione per il sol fatto dell’accertamento della nullità del termine, in virtù di una norma, che assume contenuto sanzionatorio.

Per altro, il citato art. 32, co. 5, prevede un’indennità che ha carattere “forfetizzato” ed “onnicomprensivo” e pertanto ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprendendo non solo tutti i danni causati dalla nullità del termine, ma anche il danno relativo al ritardo, con cui il lavoratore ottiene la liquidazione della somma relativa al periodo c.d. intermedio fra la scadenza del termine e la sentenza che accerti la sua nullità.

Corte App. Roma, Sez. Lav., 14 gennaio 2020, n. 4223

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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