Close
Pubblico-impiego-dimissioni

Pubblico impiego e dimissioni: occorre l’accettazione da parte della Pubblica Amministrazione?

Le dimissioni del lavoratore costituiscono un negozio unilaterale recettizio sicché non necessitano più, per divenire efficaci, di un provvedimento di accettazione da parte della Pubblica Amministrazione.

Una dipendente pubblica aveva presentato le proprie dimissioni, che aveva poi revocato; stante la non intervenuta accettazione delle medesime, aveva chiesto dichiararsi la declaratoria dell’inefficacia delle dimissioni e il conseguente accertamento del suo diritto alla prosecuzione del rapporto di lavoro.

Mentre il giudice di primo grado aveva accolto la sua domanda, la Corte d’Appello, intervenuta, sulla scorta del gravame del ministero, aveva invece rigettato le ragione del dipendente: mentre infatti il tribunale aveva accolto tale domanda sul rilievo che le dimissioni del dipendente pubblico si perfezionano con l’accettazione dell’amministrazione e sono revocabili finché l’accettazione delle dimissioni non sia stata formalmente comunicata al dipendente, i giudici di appello avevano, invece, ritenuto che le dimissioni in oggetto non necessitassero di convalida, nemmeno ai sensi della L. n. 92 del 2012, art. 4, commi da 16 a 22. E ciò perchè, a seguito della privatizzazione dei rapporti di pubblico impiego non era più compatibile con il nuovo regime la disciplina delle dimissioni dettata dall’art. 124 T.U. n. 3 del 1957, dovendosi applicare i criteri civilistici con la conseguenza che la dichiarazione di dimissioni, in quanto atto unilaterale recettizio ha l’effetto di risolvere il rapporto di lavoro dal momento in cui pervengono a conoscenza del datore di lavoro.

Dello stesso avviso si è mostrata la Corte di Cassazione, che ha respinto il gravame presentato dal dipendente pubblico.

I giudici hanno infatti ricordato che, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 29 del 1993, essendo il cd. rapporto di pubblico impiego privatizzato regolato dalle norme del codice civile e dalle leggi civili sul lavoro, nonché dalle norme sul pubblico impiego, solo in quanto non espressamente abrogate e non incompatibili, le dimissioni del lavoratore costituiscono un negozio unilaterale recettizio, idoneo a determinare la risoluzione del rapporto di lavoro dal momento in cui vengano a conoscenza del datore di lavoro e indipendentemente dalla volontà di quest’ultimo di accettarle, sicché non necessitano più, per divenire efficaci, di un provvedimento di accettazione da parte della pubblica amministrazione.

L’amministrazione, dunque, non può rigettare l’istanza del dipendente di dimissioni, ma si deve limitare ad accertare che non esistano impedimenti legali alla risoluzione del rapporto.

Proprio per l’affermata necessità di accertare esclusivamente l’intento risolutorio del soggetto che ha posto in essere il negozio, ha affermato che deve essere particolarmente rigorosa l’indagine diretta ad accertare che, da parte del lavoratore, sia stata effettivamente manifestata in modo univoco l’incondizionata e genuina volontà di porre fine al rapporto.

Del resto, proprio in ragione dell’effetto immediato di tali dimissioni, la successiva revoca è inidonea ad eliminare l’effetto risolutivo già prodottosi, restando peraltro salva la possibilità, per le parti, in applicazione del principio generale di libertà negoziale, di porre nel nulla le dimissioni con la conseguente prosecuzione a tempo indeterminato del rapporto stesso, e con l’onere, in tal caso, di fornire la dimostrazione del raggiungimento del contrario accordo, a carico del lavoratore.

Cass. civ., Sez. Lav. 28 maggio 2021, n. 14993

Redazione A-I.it Avvocati Associati

Read in this month : 271

Condividi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shares