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Quando si configura il mobbing?

Il mobbing si configura in presenza di una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell’ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili.

Il tribunale ha avuto occasione di ribadire quali sono le condizioni perché possa parlarsi di mobbing grazie alla vicenda di una ragazza, che, assunta come segretaria, si doleva della condotta vessatoria di tal fatta nei suoi confronti.

In particolare, la lavoratrice, assunta con contratto di apprendistato, nel corso dei tre anni nei quali si era svolto il rapporto di lavoro, era stata costretta più e più volte ad assentarsi a causa dell’epilessia di cui soffriva; per tale ragione, il datore di lavoro decideva, alla scadenza del contratto di apprendistato, di non modificare il rapporto in contratto di lavoro a tempo indeterminato. Tuttavia, la segretaria, che invero aveva comunque presentato le sue dimissioni, citava in giudizio la società per mobbing, ritenendo d’esser stata vittima di un comportamento vessatorio sia da parte del datore di lavoro che da parte dei suoi colleghi, anche e forse soprattutto a causa della malattia di cui soffriva.

Il giudice non ha però ritenuto doversi accogliere le doglianze della segretaria e ciò perché, in particolare, dopo aver attentamente analizzato i fatti, aveva scorto la totale assenza del carattere vessatorio, sistematico e protratto nel tempo, che integra il mobbing. Del resto, quest’ultimo, per giurisprudenza ormai costante, viene integrato da “una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell’ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisio-psichico e del complesso della sua personalità”. Quel che deve sussistere è dunque un disegno persecutorio nei confronti del dipendente, realizzato per mezzo di comportamenti vessatori, tali da determinare causalmente nel lavoratore l’insorgere di una vera e propria patologia.

Ebbene, la situazione ora descritta non era sussistente nel caso in esame, nel cui ambito invece si era in presenza di una semplice situazione di conflittualità nei rapporti d’ufficio, comune a molti rapporti di lavoro.

Trib. Pavia, Sez. Lavoro, 8 giugno 2018, n. 149

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

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