Close
reato-abbandono-incapaci

Quando viene integrato il reato di abbandono di incapaci?

La reiterata e grave carenza di cure e assistenza di persone anziane non autosufficienti, pur potendo configurare il reato di maltrattamenti, non integra di per sé il diverso reato di abbandono di incapaci.

Un’operatrice socio-sanitaria veniva condannata in primo grado alla pena di un anno di reclusione per il reato di concorso in maltrattamenti, ex art. 572 c.p., e abbandono di persone incapaci, ex art. 591 c.p.. In particolare, la donna era stata condannata perché, in concorso con altri operatori socio-sanitari, infermieri ed inservienti, impiegati presso un residence che accoglieva abusivamente anziani affetti da gravi patologie e non autosufficienti, nello svolgimento delle sue funzioni di assistente, abbandonava più persone incapaci di provvedere a se stesse delle quali aveva la custodia, le sottoponeva a maltrattamenti fisici e psicologici ed ometteva di impedire che altri operatori le maltrattassero; non solo, spesso abbandonava gli ospiti per tutto il giorno in una sala comune, imprecava contro di loro, proferendo frasi volgari, lasciandoli a letto tutto il giorno senza farli alzare neppure per lavarli e medicarli, li costringeva a vivere in ambienti sporchi, non cambiava le lenzuola dei letti, lasciava gli ospiti chiusi in bagno per ore oppure, per converso, li faceva attendere ore per accompagnarli.

Dello stesso parere si mostrava la Corte d’Appello, che confermava il decisum del giudice di primo grado, motivo per cui, sulla scorta del ricorso dell’operatrice socio-sanitaria, la questione giungeva all’attenzione degli ermellini: nella specie, la ricorrente, fra le altre cose, si doleva dell’errata configurazione a suo carico del delitto di cui all’art. 591 c.p., ossia l’abbandono di incapaci. Censura, questa, accolta dalla Corte di legittimità, risultando le altre infondate. Ad esempio, infondate sono le censure inerenti al delitto di maltrattamenti, il quale deve ritenersi integrato ogniqualvolta i soggetti tutelati sono sottoposti ad una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, le quali costituiscono fonte di un disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di vita.

In relazione al reato di abbandono di incapaci, invece, gli ermellini hanno ricordato che risulta ormai da tempo consolidato l’orientamento secondo cui il reato di abbandono di persona incapace è integrato da qualsiasi condotta, attiva od omissiva, contrastante con il dovere giuridico di cura o di custodia, gravante sul soggetto agente, da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità del soggetto passivo.

La fattispecie di cui all’art. 591 c.p. è tale per cui chiunque sia la persona che, anche semplicemente di fatto, si trova a garantire l’incolumità fisica e/o psichica di un incapace, non può abbandonarlo, vale a dire non può cessare di esercitare la doverosa sorveglianza, volta ad impedire che il predetto causi danni a se stesso o agli altri.

Orbene, nel caso di specie la Cassazione ha accolto il ricorso dell’operatrice, limitatamente all’art. 591 c.p., proprio perché mentre una condotta di incuria, di umiliazioni, di ingiurie, di disinteresse, di carenza di assistenza, anche assoluta, ove reiterata con abitualità, è idonea a integrare il reato di maltrattamenti, perché sia configurabile il diverso reato di abbandono occorre che il soggetto agente ponga in essere, come detto sopra, una condotta, commissiva, ma per lo più omissiva, da cui derivi uno stato di pericolo, anche potenziale, per l’incolumità della persona incapace.

Cass. pen., 25 gennaio 2018, n. 12866

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

Condividi!

Read in this month : 27

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shares