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Responsabilità-ente-non punibilità

Responsabilità dell’ente e causa di non punibilità

Responsabilità dell’ente: va escluso ogni automatismo tra l’eventuale riconoscimento della particolare tenuità del fatto nei confronti dell’autore del reato e l’accertamento della responsabilità.

Nella vicenda de qua, il giudice di prime cure aveva affermato la responsabilità penale di un soggetto nonché della società presso la quale era procuratore delegato; in particolare, l’imputazione concerneva, per quel che riguarda il procuratore, nella violazione del D.Lgs. n. 152/2006, art. 137, co. 5, primo periodo, avendo egli autorizzato uno scarico di acque reflue industriali in pubblica fognatura, generata dal attività di concia, tintura e finitura di pelli, scarico che superava il limito massimo fissato dalla legge. Alla società erano invece ascritti gli illeciti di cui al D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 25-undecies, co. 2, lett. a), punto 2, per la responsabilità, in via amministrativa, di fatti commessi dal procuratore nell’interesse o, comunque, a vantaggio della società medesima ed in assenza delle cause di esclusione della responsabilità di cui al menzionato decreto.

La Corte d’Appello aveva parzialmente riformato la decisione, ma lo aveva fatto in maniera non soddisfacente per gli imputati, motivo per cui la questione giungeva all’attenzione della Corte di Cassazione; la Corte ha tuttavia respinto entrambi i gravami.

Gli ermellini hanno infatti sottolineato anzitutto che l’art. 124, D.lgs. n. 152/2006, prevede la necessaria e preventiva autorizzazione per tutti gli scarichi, indicando anche la procedura per il suo rilascio e tale titolo abilitativo non può essere sostituito da equipollenti, titolo che nella specie mancava.

Ciò posto, per quel che riguarda invece la responsabilità dell’ente, la Corte ha ricordato che il sistema normativo introdotto dal D.Lgs. n. 231/2001, coniugando i tratti dell’ordinamento penale e di quello amministrativo, configura un tertium genus di responsabilità, compatibile con i principi costituzionali di responsabilità per fatto proprio e di colpevolezza e, nell’affermare tale principio, si è anche chiarito, in tema di responsabilità dell’ente derivante da persone che esercitano funzioni apicali, che grava sulla pubblica accusa l’onere di dimostrare l’esistenza dell’illecito dell’ente, mentre a quest’ultimo incombe l’onere, con effetti liberatori, di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del reato, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

Per altro, correttamente il Tribunale ha applicato alla società l’attenuante di cui al D.Lgs. n. 231/2001, art. 12, comma 2, lett. b), avendo la medesima dimostrato, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, di aver adottato e reso operativo un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quelli verificatisi. Per contro, ha invece escluso la sussistenza dell’ipotesi di cui alla lett. a) del medesimo comma, non risultando alcuna condotta riparatoria posta in essere dall’ente.

Gli ermellini hanno infine chiosato asserendo che, in tema di responsabilità degli enti ai sensi del D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, qualora nei confronti dell’autore del reato presupposto sia stata applicata la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell’art. 131-bis c.p., il giudice deve procedere all’autonomo accertamento della responsabilità amministrativa della persona giuridica nel cui interesse e nel cui vantaggio l’illecito fu commesso, che non può prescindere dalla verifica della sussistenza in concreto del fatto di reato, non essendo questa desumibile in via automatica dall’accertamento contenuto nella sentenza di proscioglimento emessa nei confronti della persona fisica.

Cass. pen., 23 gennaio 2019, n. 11518

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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