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Responsabilità degli enti e sequestro

In tema di responsabilità dipendente da reato degli enti e persone giuridiche, è ammissibile il sequestro impeditivo, ex art. 321, co. 1, c.p.p., non essendovi totale sovrapposizione e, quindi, alcuna incompatibilità fra tale sequestro e le misure interdittive.

La vicenda giunta all’attenzione della Corte di Cassazione aveva ad oggetto il sequestro preventivo, ex artt. 321 c.p.p., 322 ter, 640 bis e 640 quater c.p., di determinati beni e somme di danaro in danno di una società indagata, in ragione del combinato disposto degli artt. 5, co. 1, lett. a), e 24, d.lgs. n. 231/2001, per il reato di truffa aggravata (art. 640 bis c.p.), rei, secondo l’accusa, di aver indebitamente percepito erogazioni pubbliche attraverso l’artificiosa creazione di tre serre fotovoltaiche, solo apparentemente dedicate a coltivazione agricola e a floricoltura.

Orbene, la società ricorreva in Cassazione, dolendosi, fra le altre cose, della violazione degli artt. 19-53, d.lgs. n. 231/2001: si faceva infatti notare che il sequestro preventivo, c.d. impeditivo, di cui all’art. 321, co. 1, c.p.p., non sarebbe ammissibile nei confronti degli enti, come si desume dal d.lgs. ultimo cit., che richiama la menzionata disposizione, limitatamente ai commi 3, 3 bis e 3 ter, escludendo il riferimento al comma 1.

Gli ermellini, tuttavia, non hanno condiviso l’impostazione della difesa. In particolare, la Corte ricorda in primo luogo che il d.lgs. n. 231/2001 prevede un complesso sistema di repressione degli illeciti commessi dall’ente, basato sulle sanzioni amministrative indicate nell’art. 9 che vengono applicate all’esito del processo che si concluda con la condanna dell’ente (art. 69). Non potendosi, tuttavia, attendere sempre l’esito definitivo del processo, il legislatore ha previsto che, nel corso delle indagini o durante lo stesso processo (art. 47), all’ente si possano applicare delle misure cautelari, sistema che si basa, per un verso, sulle sanzioni interdittive, ex art. 9, co. 2, e, per altro verso, sul sequestro preventivo, ex art. 53, e sul sequestro conservativo, ex art. 54. La prima norma, a ben vedere, prevede testualmente che, nei confronti degli enti, si possa applicare il solo sequestro – del prezzo o del profitto del reato – a fini di confisca di cui all’art. 321, co. 2, c.p.p..

Quindi, il sequestro preventivo, di cui all’art. 53, non coincide con quello previsto nell’art. 321 c.p.p., non solo perché non è previsto il sequestro impeditivo di cui al co. 1, ma anche perché il sequestro a fini di confisca non ha l’ampia latitudine di quello previsto dall’art. 321, co. 2.

Questo il motivo per cui, chiosa la Corte, “in tema di responsabilità dipendente da reato degli enti e persone giuridiche, è ammissibile il sequestro impeditivo di cui al comma primo dell’ art. 321 c.p.p., non essendovi totale sovrapposizione e, quindi, alcuna incompatibilità di natura logica-giuridica fra il suddetto sequestro e le misure interdittive. In tema di responsabilità dipendente da reato degli enti e persone giuridiche, per il sequestro preventivo dei beni di cui è obbligatoria la confisca, eventualmente anche per equivalente, e quindi, secondo il disposto dell’art. 19, d.lgs. n. 231/2001,, dei beni che costituiscono prezzo e profitto del reato, non occorre la prova della sussistenza degli indizi di colpevolezza, né la loro gravità, né il periculum richiesto per il sequestro preventivo di cui all’art 321, co. 1, c.p.p., essendo sufficiente accertarne la confiscabilità una volta che sia astrattamente possibile sussumere il fatto in una determinata ipotesi di reato”.

Cass. pen., Sez. II, 10 luglio 2018, n. 34293

Redazione A-I.it Avvocati Associati in Italia

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