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Responsabilità medica e omessa informazione: accertamento del danno

Nel caso in cui il danneggiato abbia allegato di aver subito un pregiudizio casualmente legato ex art. 1223 c.c. con l’omessa informazione, spetta al giudice accertare se il danno invocato abbia superato la soglia della serietà e gravità, da determinarsi nel bilanciamento tra principio di solidarietà e di tolleranza secondo il parametro costituito dalla coscienza sociale in un determinato momento storico.

Sia il giudice di primo grado che la Corte d’Appello avevano respinto la domanda di una coppia volta ad ottenere la condanna del ginecologo, che aveva seguito la moglie, al pagamento dei danni derivanti dalla nascita della figlia con grave patologia cromosomica accompagnata da deficit immunologico, non diagnosticata dal nosocomio: danni rilevanti tanto sotto il profilo della violazione del diritto all’autodeterminazione quanto sotto quello del danno patito dalla neonata per il ritardo con cui erano state diagnosticate le patologie da cui era affetta: ritardo che ne aveva aggravato la condizione patologica.

In entrambi i casi i giudici di merito avevano escluso che la gestante avesse mai manifestato la volontà di ricorrere all’interruzione della gravidanza, ove edotta della ricorrenza delle gravi patologie da cui risultava affetto il feto, e che avesse provato la ricorrenza delle condizioni legittimanti l’interruzione volontaria della gravidanza e negavano che l’omessa informazione in ordine alla coartazione aortica e la conseguente omessa diagnosi prenatale del difetto congenito della bambina avessero cagionato il danno neurologico dalla medesima patito, in considerazione dell’assenza di nesso causale tra la malformazione cardiaca e il ritardo psicomotorio e la intempestività dell’intervento chirurgico.

La Corte di cassazione ha invece ribaltato l’esito della vicenda processuale, accogliendo il gravavo presentato dalla coppia. I giudici hanno infatti ricordato che il danneggiato abbia allegato di aver subito un pregiudizio causalmente legato ex art. 1223 c.c. con l’omessa informazione, spetta al giudice accertare se il danno invocato abbia superato la soglia della serietà/gravità.

Il diritto deve essere inciso oltre un certo livello minimo di tollerabilità, da determinarsi dal giudice nel “bilanciamento tra principio di solidarietà e di tolleranza secondo il parametro costituito dalla coscienza sociale in un determinato momento storico (…) non essendo predicabile un danno in re ipsa, presupposto comunque indispensabile per l’apprezzamento e la conseguente risarcibilità di un pregiudizio discendente dalla lesione del diritto del paziente ad autodeterminarsi è che, appunto, l’intervento si ponga in correlazione causale con le sofferenze patite che non consistano in meri disagi e fastidi”… – e in caso di esito positivo dar seguito alla richiesta risarcitoria.

Tutte le volte in cui – in base ad un giudizio comparativo tra la situazione verificatasi in seguito all’omessa informazione e quella che si sarebbe avuta se la gestante fosse stata posta nelle condizioni di autodeterminarsi – non sia dato scorgere alcun tipo di pregiudizio al di là della mera privazione del diritto di scegliere fine a se stessa e/o la lesione subita non possa di per sè raggiungere un sufficiente livello di offensività non è possibile dar luogo ad una tutela risarcitoria. Ove, ex adverso, ed è questo il caso, il diritto all’autodeterminazione procreativa risulti il presupposto per il compimento di una pluralità di altre possibili scelte che l’omessa informazione ha impedito venissero assunte, cioè costituisca l’antecedente causale di scelte o di mancate scelte foriere di conseguenze pregiudizievoli e la lesione lamentata incida il diritto oltre una soglia minima, cagionando un nocumento connotato dal requisito della gravità – sicchè sia da escludersi che l’offesa della mera autonomia decisionale sia da ascriversi al novero di quei pregiudizi che, secondo la giurisprudenza di legittimità, l’ordinamento impone a ciascun soggetto di sopportare in nome del contemperamento tra il principio di solidarietà nei riguardi della vittima e quello di tolleranza verso illeciti di trascurabile rilievo – non vi è ragione per non accogliere la istanza di tutela risarcitoria.

Cass. civ., Sez. III, 16 marzo 2021, n. 7385

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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