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Responsabilità medica e lesioni micropermanenti

Responsabilità medica: il danno non patrimoniale, qualora contenuto nei limiti delle c.d. micropermanenti, deve essere liquidato facendo riferimento ai criteri normativi fissati dall’art. 139 cod. ass.


La vicenda aveva preso le mosse dalla richiesta di risarcimento danni avanzata da una donna nei confronti del suo ginecologo di fiducia: non avendo rilevato la presenza di gravissime malformazioni fetali (agenesia del perone, della tibia e del piede destro, agenesia della mano destra, malformazioni alle dita della mano sinistra, dovute a “sindrome delle briglie amniotiche”), pur avendo eseguito numerose ecografie durante tutta la gravidanza, aveva pregiudicato il suo diritto di autodeterminazione alla scelta di interruzione della gravidanza, provocandole ingenti danni non patrimoniali (alla sua persona per inabilità temporanea, invalidità permanente, alla sfera sessuale ed affettiva) e patrimoniali (diminuzione dell’attività professionale di avvocato e del reddito professionale, spese di cura, di assistenza e per protesi, adeguamento dell’abitazione e mantenimento del figlio).

Il giudice di primo grado aveva dichiarato il medico responsabile ai sensi dell’art. 1218 c.c. per il non corretto adempimento delle obbligazioni assunte da contratto, in particolare per essersi discostato dalle linee guida nell’eseguire la seconda ecografia rilasciando un referto incompleto; il sanitario veniva dunque condannato al risarcimento del danno, mentre veniva esclusa qualsiasi responsabilità della struttura sanitaria.

Alle stesse conclusioni era poi giunta la Corte d’Appello; non così invece gli ermellini, che hanno ritenuto invece doversi accogliere il gravame del ginecologo.

Orbene, posta la sussistenza dei presupposti di legge perché la madre potesse legittimamente esercitare il proprio diritto all’aborto terapeutico, la Cassazione ha ricordato che in tema di responsabilità medica da nascita indesiderata, il genitore che agisce per il risarcimento del danno ha l’onere di provare che la madre avrebbe esercitato la facoltà d’interrompere la gravidanza, ricorrendone le condizioni di legge – ove fosse stata tempestivamente informata dell’anomalia fetale; quest’onere può essere assolto tramite presunzioni, in base a inferenze desumibili dagli elementi di prova, quali il ricorso al consulto medico per conoscere lo stato di salute del nascituro, le precarie condizioni psicofisiche della gestante o le sue pregresse manifestazioni di pensiero propense all’opzione abortiva, gravando sul medico la prova contraria, che la donna non si sarebbe, anche se adeguatamente informata, determinata all’aborto per propria scelta personale.

Ciò posto, e con specifico riferimento all’oggetto del gravame, i giudici hanno evidenziato che prima dell’entrata in vigore della L. n. 189 del 2012 era esclusa la possibilità di liquidare le lesioni micropermanenti, al di fuori dal campo della responsabilità per danni da circolazione stradale, facendo uso dei criteri stabiliti dall’art. 139 codice delle assicurazioni in quanto esso costituisce norma eccezionale, nata per un campo circoscritto in cui sussiste peraltro una assicurazione obbligatoria, non suscettibile di interpretazione analogica. Pertanto, si è affermato che, al di fuori di questo settore, la liquidazione del danno non patrimoniale, anche se limitato alle micropermanenti si deve effettuare secondo le tabelle milanesi.

In ragione delle norme vigenti – segnatamente il D.L. n. 158 del 2012, art. 3, comma 3 conv. in L. n. 209 del 2012 – anche in materia di responsabilità medica, il danno non patrimoniale, qualora contenuto nei limiti delle c.d. micropermanenti, debba essere liquidato facendo riferimento ai criteri normativi fissati dall’art. 139 cod. ass.

La norma ora citata nella parte in cui prevede il criterio equitativo di liquidazione del danno non patrimoniale fondato sulle tabelle elaborate in base al D.Lgs. n. 209 del 2005, artt. 138 e 139 trova applicazione anche nelle controversie relative ad illeciti commessi nello svolgimento dell’attività sanitaria ed a danni prodotti anteriormente alla sua entrata in vigore, nonché ai giudizi pendenti a tale data – con il solo limite del giudicato interno sul quantum – poiché la disposizione, non incidendo retroattivamente sugli elementi costitutivi della fattispecie legale della responsabilità civile, non intacca situazioni giuridiche precostituite ed acquisite al patrimonio del soggetto lese, ma si rivolge direttamente al giudice delimitandone l’ambito di discrezionalità, indicando il criterio tabella quale parametro equitativo nella liquidazione del danno e costituendo, quindi, mera guida per il giudice nella determinazione dell’importo risarcitorio.

Cass. civ., 6 luglio 2020, n. 13881

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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