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Risarcimento-danno-concreto

Risarcimento e danno

Il diritto al risarcimento postula l’effettività del verificarsi di un danno, che, come tale, sia stato concretamente sofferto, non essendo sufficiente la mera potenzialità configurabile in astratto.


La vicenda era nata da un rapporto di locazione ormai giunto al termine: nella specie, la ricorrente assumeva di aver ricevuto in restituzione al termine del rapporto suddetto l’albergo dalla società proprietaria e di averlo accettato con riserva di ogni diritto ed azione, di avere conferito ad un architetto l’incarico di verificarne le condizioni e di avere poi tentato invano di addivenire con la società resistente ad una soluzione concordata quanto alle spese risultate necessarie per far fronte alla manutenzione dell’immobile e per adeguarlo alla normativa antincendio. La ricorrente era stata tuttavia convenuta dalla società per essere condannata al pagamento dell’indennità di avviamento, di cui all’art. 34, co. 1, l. n. 392/1978, nonché al pagamento dell’indennità di cui all’art. 31 della medesima legge, sul presupposto che non avesse avviato, come, invece, avrebbe dovuto, l’attività alberghiera nell’immobile entro sei mesi dalla sua riconsegna.

Ciò posto, preme qui evidenziare quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, pronunciandosi sulla vicenda, ha avuto l’occasione di fornire importanti precisazioni in tema di inadempimento contrattuale e di risarcimento.

Più volte gli ermellini hanno ricordato che anche nell’ipotesi disciplinata dall’art. 1590 c.c., l‘inadempimento o l’inesatto adempimento dell’obbligazione contrattuale costituisce di per sé un illecito, ma non obbliga l’inadempiente al risarcimento del danno se in concreto non ne è derivato un danno al patrimonio del creditore, con la conseguenza che il conduttore non è tenuto al risarcimento se dal deterioramento della cosa locata superiore a quella corrispondente all’uso normale della medesima in conformità del contratto, per particolari circostanze, non è derivato un danno al patrimonio del locatore.

La Cassazione ha altresì ricordato che, nell’ambito delle relazioni tra soggetti di diritto privato, l’obbligo di risarcire non ha di regola fini sanzionatori in quanto la funzione primaria dell’obbligo di risarcimento è quella di compensare il pregiudizio arrecato restaurando almeno per equivalente la situazione patrimoniale del danneggiato quale era prima dell’illecito. Il diritto al risarcimento postula quindi, ed indispensabilmente, l’effettività del verificarsi di un danno, che, come tale, sia stato concretamente sofferto, non essendo sufficiente la mera potenzialità configurabile in astratto.

Particolari circostanze concrete possono, infatti, incidere sul danno lamentato rendendolo non effettivo.

Cass. civ., Sez. III, 6 maggio 2020, n. 8526/o.

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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